• Articolo , 16 novembre 2010
  • Cina, sotto la lente del WWF l’impronta ecologica del gigante inquinato

  • Pubblicato ieri da WWF International e CCICED il rapporto China Ecological Footprint Report 2010, l’analisi con cui l’associazione ambientalista passa in rassegna cause e conseguenze dello sviluppo di una delle nazioni più inquinate del pianeta

(Rinnovabili.it) – Un’analisi attenta e accurata che mette subito in evidenza come la nazione più popolata della Terra dovrà puntare con più decisione a ridurre le proprie emissioni inquinanti e a garantire, anche alle generazioni future, un ambiente naturale il più possibile intergo. E’ questo il quadro che emerge dal rapporto “China Ecological Footprint Report 2010″:http://assets.panda.org/downloads/china_ecological_footprint_report_2010_en_low_res.pdf, presentato ieri da WWF International in collaborazione con il China Council for International Cooperation on Environment and Development (CCICED). Un rapporto che analizza le condizioni e l’evoluzione dello sviluppo sociale, demografico e dei consumi della nazione che dovrà a breve riorganizzare in chiave eco-sostenibile anche lo sviluppo urbano.
Uno sforzo che non dovrà, però, compromettere il livello di benessere acquisito da strati sempre più ampi di popolazione che hanno visto, solo negli ultimi tre decenni, crescere in media il reddito pro capite di circa 50 volte.

Una rapida industrializzazione e uno sviluppo sociale senza sosta che, come ha rilevato il Segretario Generale del CCICED, Zhu Guangyao, hanno fatto sì che “le questioni ambientali diventassero un collo di bottiglia per la futura crescita economica. I prossimi 20 anni – ha però ricordato Zhu Guangyao – saranno cruciali per la Cina per realizzare uno sviluppo sostenibile”. Secondo il rapporto presentato ieri, infatti, a rendere più “pesante” l’impronta ecologica della Cina sarebbero stati soprattutto due fattori: le emissioni di carbonio e la ricchezza individuale. “Sensibilizzare la Cina sulla sua “impronta” è un passo cruciale per consentire alla nazione di migliorare il benessere dei suoi cittadini senza mettere in pericolo il loro futuro”, ha dichiarato Jim Leape, direttore generale del WWF International.
Nel 2008 l’impronta di carbonio connessa alla domanda di energia per alimentare edifici, trasporti, per il consumo di beni e per i diversi servizi pubblici, rappresentava più della metà dell’impronta ecologica di molte delle province della nazione. Basti pensare che solo nelle città super industrializzate di Shanghai, Pechino e Tianjin, il valore dell’impronta ecologica supera del 65% la media nazionale. “L’analisi ha chiaramente indicato l’importanza per la Cina di adottare rapidamente un modello di sviluppo low-carbon – ha concluso Leape – e l’implementazione di sistemi di efficientamento energetico, la produzione di energia da fonti rinnovabili e la realizzazione di città sostenibili nel futuro ricopriranno senza dubbio un ruolo fondamentale”.