• Articolo , 1 aprile 2009
  • Città di Tokyo, meno l’8% di CO2 al 2014

  • L’obiettivo della capitale nipponica è ridurre le emissioni di anidride carbonica di un quarto rispetto ai livelli del 2000 entro 10 anni. Multe salate per tutti coloro che disattenderanno

In attesa che il Giappone fissi entro giugno un obiettivo di riduzione dei gas serra per il 2020, il governo metropolitano della capitale annuncia i propri piani di intervento sulle emissioni cittadine di CO2. Il nuovo provvedimento istituisce l’obbligo di un taglio delle quote di diossido di carbonio dell’8% per alberghi, ospedali e uffici e del 6% per le fabbriche entro il 2014. Queste misure, che nel dettaglio interesseranno circa 1.300 grandi aziende con base a Tokyo attualmente responsabili del consumo di 15 mila ettolitri di petrolio annui, si basano su valori calcolati a partire dai livelli delle emissioni tra il 2002 e il 2007. L’obiettivo finale è quello di portare le emissioni di tutta la capitale al 2020 ad un quarto dei valori dell’anno 2000. Il governo metropolitano ha altresì stabilito multe di fino a 500.000 yen ( pari a 3.800 euro) per tutte le compagnie che disattenderanno il programma, rendendo addirittura pubblico il nome. Il piano fa parte di un progetto più ampio che a partire dal 2010impegnerà in misura differente tutto il Paese del Sol Levante, che attualmente è la quinta nazione inquinante per volume di gas serra. Intanto il Governo nipponico fa sapere di aver acquistato 2,09 milioni di tonnellate di CER (i Certified Emission Reductions equiparabili ai permessi europei) generati da progetti di sviluppo delle energie rinnovabili in Cina per il periodo 2008/2009, confermando quella tendenza generalizzata del mercato del carbonio che acquisti limitati, nonostante il recente calo dei prezzi. Nei tre precedenti infatti, la quota di CER acquisita era stata complessivamente di 95 milioni di tonnellate.