• Articolo , 3 dicembre 2008
  • Civitavecchia, una città tra idrogeno ed inceneritore

  • di Francesco Serangeli La città delle contraddizioni o dell’assurdo. Si possono usare tanti aggettivi per descrivere la Civitavecchia che si avvia verso il 2009, un anno che si preannuncia pieno di interrogativi anche per via della crisi economica mondiale. L’ennesima dimostrazione si è avuta lunedì scorso. Mentre all’interno del porto si celebrava l’inaugurazione del Polidrogeno, […]

di Francesco Serangeli

La città delle contraddizioni o dell’assurdo. Si possono usare tanti aggettivi per descrivere la Civitavecchia che si avvia verso il 2009, un anno che si preannuncia pieno di interrogativi anche per via della crisi economica mondiale.
L’ennesima dimostrazione si è avuta lunedì scorso. Mentre all’interno del porto si celebrava l’inaugurazione del Polidrogeno, in altre zone d’Italia si viveva con passione e riflessione la prima giornata mondiale contro l’incenerimento e per le alternative, organizzata dall’associazione internazionale Gaia. Una manifestazione di estrema attualità anche per la nostra città, che sembra aver scelto la strada del termovalorizzatore per smaltire i rifiuti. Decisione che ha provocato già alcune reazioni e che merita una riflessione.
Partiamo dal fenomeno del momento, Barack Obama. Il mondo quasi pende dalle sue labbra, scoprendo improvvisamente tematiche lasciate nel cassetto fino a pochi giorni fa. L’ultima, in ordine di tempo, riguarda la politica energetica. Non è il sogno americano, ma una risposta alla crisi economica investendo su un settore che, secondo gli esperti, può fruttare molti affari. Se ne sono accorti anche in Europa. Non molto lontano da noi, in Spagna, nel 2007 quasi un quarto (19,8%) dell’energia elettrica consumata veniva da parchi eolici. È la dimostrazione che si può puntare sulle energie rinnovabili.
L’Italia ha un potenziale enorme che, come al solito, non sa o non vuole sfruttare. Un esempio lo abbiamo in casa. Lunedì al porto si è inaugurato il Polidrogeno ed il caso ha voluto che la cerimonia coincidesse con la prima giornata mondiale contro l’incenerimento e per le alternative. Una combinazione che potrebbe regalare una bella dose di ottimismo per lo sviluppo futuro di Civitavecchia, se non fosse che ora sulla nostra città incombe l’ombra dell’inceneritore. Un modo di smaltire i rifiuti che permette di non intasare le discariche e di produrre energia elettrica, a cui però diverse Province italiane, come Savona, Alessandria e Novara, stanno rinunciando per i costi che richiede, non solo di natura economica ma anche sanitaria.
Decine, centinaia di ricerche scientifiche internazionali dimostrano che gli inceneritori provocano malattie causate delle emissioni di diossina, prodotta dalla combustione della plastica insieme ad altri materiali. E poi non convengono. Mediamente, una tonnellata di rifiuti che finisce in discarica costa 64 euro contro i 90 euro del termovalorizzatore. Non è un affare, se non per i gestori degli impianti, che oltre al guadagno per l’elettricità prodotta incassano un incentivo statale, che il cittadino paga nella bolletta della luce.
Anche per questo che si sminuisce il ruolo del riciclaggio come soluzione del problema, insinuando che sia una pratica molto costosa. Non c’è dubbio che, per esempio, la raccolta differenziata porta a porta inizialmente richiederebbe un sacrifico, ma tra i tanti che i cittadini sono costretti a fare questo forse sarebbe il minore, considerando la prospettiva di evitare un’altra fonte di inquinamento come il termovalorizzatore, di avere dei risparmi sulla bolletta e di girare per strade libere da cassonetti e cumuli di immondizia.