• Articolo , 20 ottobre 2008
  • Clima: a Lussemburgo la guerra delle cifre tra Dimas e Prestigiacomo

  • Potrebbero essere quindi molto meno di nove i paesi che si schiereranno sulle posizioni di Berlusconi. E intanto continua la guerra dei numeri tra Dimas e Prestigiacomo

Oggi e domani si consumerà lo scontro tra la tesi del governo Berlusconi e quelle della Commissione Ue e del commissario all’ambiente Stavros Dimas. Secondo il ministro dell’Ambiente, del governo Berlusconi, l’adeguamento al pacchetto “20-20-20” peserà in dieci anni di 181,5 miliardi di euro, quindi con una media di circa 18,2 miliardi l’anno. Invece secondo il commissario Ue all’Ambiente, costi per il nostro Paese andrebbero identificati in una forbice annua tra 9,5 e 12,3 miliardi.
Sempre in fatto di cifre, in questo vertice si potrà verificare la convinzione di Berlusconi che sulla sua stessa posizione ci sarebbero allineati otto/nove paesi. In effetti ci sono i paesi dell’Est che (dato che l’anno di riferimento per il taglio delle emissioni è il 1990) ricordano come allora fossero ancora sotto il sistema economico-politico dell’Urss), i loro apparati industriali erano assai obsoleti e la loro produzione di Co2, ad esempio, all’epoca era molto più alta di quella dei paesi del resto d’Europa. Nonostante questo, i più informati dubitano della compattezza di questo gruppo, e anche per alcune dichiarazioni come quella del rappresentante estone o quello ceco che vanno nel senso di una volontà di aderire al pacchetto Ue, senza grandi modifiche.