• Articolo , 17 dicembre 2008
  • Clima. Allerta ghiacci: sciolti 2.000 milioni di tonnellate

  • Rapporto NASA: i ghiacciai hanno perso 2.000 milioni di tonnellate. Effetti collaterali: innalzamento del livello dei mari e produzione di CH4. Le aree più interessate: Groenlandia, Antartide e Alaska

A testimonianza delle dichiarazioni dell’OMM (Organizzazione Meteorologica Mondiale) la NASA riferisce delle sue ultime elaborazioni che illustrano come dal 2003 si siano sciolti più di 2.000 milioni di tonnellate di ghiaccio in Groenlandia, Antartide e Alaska. I dati, che verranno presentati giovedì alla Conferenza dei Geofisici americani di San Francisco (California), evidenziano come il territorio che maggiormente è stato coinvolto dal fenomeno è la Groenlandia, che, dalle dichiarazioni del geofisico Scott Luthcke, ha contribuito, in questo bilancio negativo, con più della metà dei ghiacci terrestri disciolti negli ultimi cinque anni. L’area che invece ha presentato una lieve inversione di tendenza, secondo lo stesso geofisico, è l’Alaska dove, grazie alle abbondanti nevicate registratesi negli ultimi inverni, il livello dei ghiacci è aumentato leggermente. L’aspetto che però preoccupa ulteriormente gli scienziati in ogni caso non è solo rappresentato dallo scioglimento dei ghiacci in se stesso, ma anche dagli effetti collaterali che questo fenomeno può generare. Primo fra tutti l’innalzamento del livello dei mari, che solo considerando il contributo della Groenlandia ha portato ad un innalzamento, secondo un altro scienziato Jay Zwally, di circa mezzo millimetro all’anno, che diventa quasi mezzo centimetro se si considerano anche Antartide e Alaska. Come secondo effetto, tuttavia non meno importante, quello del rilascio in atmosfera di metano, secondo gas serra più potente dopo la CO2, in seguito al disgelo in Alaska e Siberia. Quanto a ciò, Igor Semiletov, professore dell’Università dell’Alaska, ha stimato che rispetto all’inizio degli anni 90 il livello di CH4 che arriva sulla superficie del mare della Siberia orientale e nel mare di Laptev, nell’oceano Artico, è dieci volte superiore. Ma non solo il metano superficiale dovrebbe far preoccupare secondo il professore, soprattutto quello rilasciato dal fondo dalle profondità del mare in quantità tale da risultare drammaticamente influente quanto al surriscaldamento globale.