• Articolo , 1 dicembre 2008
  • Clima: cresce l’impegno ma anche le emissioni

  • Appello a Poznan del Segretario esecutivo della Convenzione (Unfccc), Yvo de Boer, affinchè il prossimo trattato sia realmente ambizioso e metta un freno efficace alla corsa del riscaldamento globale

Sebbene l’impegno nei confronti della salvaguardia dell’ambiente si faccia sempre più intenso e diffuso, ciò non implica come conseguenza diretta la riduzione delle emissioni in atmosfera, anzi, paradossalmente il trend di crescita continua a risultare positivo, portando nel 2007 le concentrazioni mondiali di CO2 a nuovi record. Ad avvisarci è l’Atmospheric Environment and Research Division (IMK-IFU) dell’Organizzazione Meteorologica Mondiale (OMM), organizzazione intergovernativa che comprende 187 Stati membri e Territori nel suo bollettino annuale sui gas serra. L’organismo raccoglie e rende omogenee le rilevazioni e il calcolo dei volumi di gas serra attraverso una rete di osservatori estesa in oltre 65 Paesi e attraverso i suoi studi ha evidenziato come il livello di CO2 in atmosfera abbia raggiunto le 383,1 parti per milione (ppm), con un aumento dello 0,5% rispetto al 2006. Tuttavia, non solo il diossido di carbonio è aumentato, anche le concentrazioni di ossido nitroso sono aumentate dello 0,25% e il metano dello 0,34 %, battendo il valore massimo raggiunto nel 2003. Come conseguenza diretta di tali variazioni è risultato l’incremento dell’1,06% del riscaldamento totale rispetto al precedente anno e del 24,2% rispetto al 1990.

L’importanza di tali dati costituisce un fondamentale punto di partenza nella riflessione su ciò che si deve ottenere dal summit di Pozan, tanto che il Segretario esecutivo della Convenzione (Unfccc), Yvo de Boer, ha già fatto partire il suo appello perchè il prossimo trattato sia realmente ambizioso e metta un freno efficace alla corsa del riscaldamento globale. È necessario quindi rivedere il comportamento dell’uomo in riferimento alle proprie attività, al campo dell’industria, nell’agricoltura e nell’impiego di combustibili fossili, principali responsabili del riscaldamento planetario e dei cambiamenti climatici; dal XVIII secolo infatti il livello di CO2 in atmosfera è aumentato esponenzialmente raggiungendo nel 2007 un più 37%. Non meno importanti le pratiche di dissodamento dei terreni per l’agricoltura e il disboscamento che liberano CO2 in atmosfera riducendo la fissazione del carbonio da parte della biosfera. Un’ aspetto da non sottovalutare è quello relativo al fatto che la maggiore crescita delle emissioni è stata registrata per i Paesi con economie emergenti come India e Cina, con un incremento delle emissioni dei gas serra del 7.4% tra il 2000 e il 2006.
“Questi dati mostrano l’urgenza con cui i negoziati devono procedere a Poznan, per costruire un nuovo accordo che risponda alle sfide poste dai cambiamenti climatici” ha commentato il Segretario esecutivo dell’Unfccc, Yvo de Boer. Si rende necessario quindi un cambio di registro partendo dai progressi conseguiti nell’ambito dei precedenti summit, per spostarsi dal semplice livello di “discussioni” a quello dei “negoziati” del 2009. Difatti nell’auspicabile accordo cui si perverrà alla fine dei lavori è previsto anche un ‘tagliando’ del Protocollo di Kyoto, con una stima di quanto si possa estendere e ottimizzare il “clean development mechanism”, il meccanismo di investimento in paesi poveri per ‘pagare’ lo sforamento delle emissioni.
Tuttavia, se la CO2 rappresenta l’aspetto più critico del nostro tempo aumentando nell’ultimo decennio, il metano allenta la tensione diminuendo e registrando fluttuazioni tra un anno e l’altro anche se l’incremento di 6 ppm della concentrazione di metano dal 2006 al 2007 rappresenta la più forte crescita annuale osservata dal 1998. Fortunatamente buone notizie si hanno in relazione allo strato di ozono, la cui riduzione, seppur lentamente, prosegue grazie alle ridotte concentrazioni di CFC (clorofluorocarburi), le cui emissioni in atmosfera sono regolate dal Protocollo di Montreal.