• Articolo , 8 settembre 2009
  • Clima: l’UE ridimensiona i finanziamenti ai Paesi poveri

  • I Paesi poveri vanno supportati, ma la ripartizione degli oneri è ancora campo minato. Cento miliardi di euro in vista del 2020 è la prima proposta concreta avanzata dall’Europa

(Rinnovabili.it) – Lottare contro il cambiamento climatico è anche una questione economica e visto il rimbalzare della tema “oneri dei paesi industrializzati” nei confronti di quelli poveri ed in via di sviluppo si può affermare di oltretutto non facile soluzione.
Dopo l’avvertimeto del primo ministro dell’Etiopia che l’Africa avrebbe posto il veto a qualsiasi accordo a Copenaghen, che non fosse risultato abbastanza ‘generoso’, tocca ora alle economie sviluppate mettere qualcosa sul tavolo dei negoziati. Ad avanzare la prima mossa è l’Unione Europea ma sembrerebbe farlo giocando al ribasso. Secondo le prime notizie nel rapporto ‘A European blueprint for the Copenhagen deal’ che sarà presentato giovedì ai commissari Ue come base per trovare una posizione comune tra i 27, le cifre proposte a sostegno dei paesi poveri sono anni luce lontane da quelle pubblicate nel rapporto delle Nazioni Unite la settimana scorsa. Se per l’Onu il diktat d’azione è un nuovo “Piano Marshall”:http://www.rinnovabili.it/onu-un-piano-marshall-contro-il-riscaldamento-globale-401883 che preveda l’investimento di 500-600 miliardi di dollari l’anno per la mitigazione e l’adattamento ai cambiamenti climatici, le stime dell’Unione si arrestano a 13 – 24 miliardi di euro annuali.
A rendere ancora più spinosa la faccenda, le indiscrizioni riportate oggi da Reuters secondo cui la bozza che sarà presentata, contiene un ulteriore sforbiciamento della cifra a 2 – 15 miliardi.
I finanziamenti – rassicura tuttavia la UE – dovrebbero essere mobilitati in tempi brevi per rispondere ai bisogni urgenti dei paesi identificati come più vulnerabili.
Il documento cercherebbe inoltre di alleggerire la pressione sui bilanci dei paesi ricchi suggerendo lo sfruttamento del trasporto marittimo e di quello aereo come principale fonte di fondi per affrontare il cambiamento climatico, tramite l’introduzione di un sistema di tassazione come un’imposta sui carburanti o l’inserimento nel mercato del carbonio.