• Articolo , 9 dicembre 2008
  • Clima: UE, Italia ed energie rinnovabili

  • L’Italia riporta a casa i primi risultati ma le trattative non sono ancora concluse; il Consiglio dei ministri dell’Energia ha ancora davanti a sé importanti punti su cui trovare l’accordo. E anche Berlino e Londra puntano i piedi

I due mesi di braccio di ferro del Governo Berlusconi nei confronti delle misure contenute nella direttiva europea hanno fatto incassare i primi risultati. All’interno degli accordi raggiunti dal Consiglio dei ministri dell’Energia dei Ventisette, ieri a Bruxelles, l’Italia ha infatti ottenuto l’accettazione di tre delle richieste, in materia di rinnovabili dietro le quali si preannunciava la minaccia di veto. A tracciare il bilancio di quelli definiti come “giganteschi passi avanti” fatti nel negoziato UE il ministro dello Sviluppo economico Claudio Scajola che, a margine del vertice, ha indicato i successi ottenuti:

*Rinnovabili:* la formulazione del testo è stata modificata in maniera tale da consentire _implicitamente_ una revisione degli obiettivi nazionali nel 2014 chiedendo alla Commissione Ue di presentare per l’anno in questione un rapporto sullo stato di applicazione della direttiva; il riconoscimento del fatto che gli ‘obiettivi intermedi’ di sviluppo delle fonti ‘verdi’, dal 2013 al 2020, siano da considerare “indicativi e non obbligatori”; la possibilità per le imprese di contabilizzare, ai fini del raggiungimento degli obiettivi nazionali di sviluppo delle fonti rinnovabili, anche l’elettricità prodotta stabilmente fuori dall’Unione.

*CO2 Auto:* L’applicazione graduale del regolamento riguardante i limiti dal 2012 al 2015 ed un sistema di sanzioni che non sfavorisca le piccole cilindrate, garantendo la produzione italiana; sono state anche ottenute una clausola di revisione per il 2013 e una deroga specifica che ‘copre’ Ferrari e Maserati.

*Riduzioni gas effetto serra:* Esenzione dei piccoli impianti produttivi (meno di 500 mila ton di CO2 l’anno) dal pagamento delle quote di emissione che così non dovrebbe applicarsi a circa il 50% delle piccole e medie imprese. Eliminazione di ogni automatismo nel passaggio da un obiettivo di riduzione delle emissioni del 20% al 30% qualora vi fosse un accordo internazionale alla prossima conferenza sul clima di Copenaghen.

Ma lì dove Scajola vede il bicchiere “mezzo pieno”, il ministro degli Esteri Franco Frattini vuole subito mettere in chiaro: “Non siamo ancora soddisfatti. Ad oggi l’Italia non è soddisfatta su alcune richieste assolutamente imprescindibili. Si è ribadito comunque che la decisione sarà adottata all’unanimità. Se non troviamo un compromesso, non credo potremo dare il via libera a questo testo”. Per questo il Governo italiano continuerà a spingere per raggiungere ulteriori risultati sui punti ancora aperti, come la possibilità di rivedere le disposizioni sulle norme per la riduzione delle emissioni inquinanti alla luce degli esiti della Conferenza di Copenaghen, puntando inoltre ad un’estensione delle assegnazioni gratuite di quote di emissioni alle imprese dei settori a rischio chiusura o delocalizzazione ed a una gradualità nelle aste di emissioni per il settore termoelettrico.