• Articolo , 22 dicembre 2008
  • Climate change: addio Bianco Natal… anche ad Oslo

  • Le possibilità di un “Bianco Natale” nelle parti temperate dell’emisfero settentrionale sono attenuate nell’ultimo secolo a causa dei cambiamenti climatici

Quest’anno ci saranno abbondanti precipitazioni nevose che assicureranno un bianco Natale in diversi paesi dell’Asia, dell’Europa e del Nordamerica, ma con un aumento di 0,7 gradi centigradi nelle temperature mondiali dal 1900 (e una proiezione maggiore sul 2100) questo non è garantito per i prossimi anni.
“Le probabilità di neve a livello del suolo a Natale sono minori rispetto a 50 anni fa e diventeranno ancor più una rarità in molte località nella seconda parte del secolo”, dice Friedrich-Wilhelm Gerstengarber, ricercatore di climatologia al Potsdam Institute for Climate Impact Research.
A Berlino (Germania settentrionale) le possibilità di neve tra 24, 25 e 26 dicembre sono scese di quasi dal 20% di cento anni fa’ al 15% di quest’anno e per il 2100 dovrebbero scendere addirittura al 5%.
A Londra, o a Parigi, con un clima continentale temperato, o città con un clima più condizionato dal mare, la neve è già rara oggi, a Natale e fra 100 anni diventerà un evento straordinario.
Insomma la tropicalizzazione delle zone temperate dovute al global warming fa sentire i suoi effetti concreti. A uso e consumo anche dei più scettici.
Secondo la commissione Onu sui cambiamenti climatici, sono sempre di più le prove che questi siano provocati dall’uomo. I gas che originano l’effetto serra, a seguito dell’uso di combustibili fossili, secondo le rilevazione di 2.500 esperti di vari isituti, stanno ormai ricoprendo il pianeta.
Queste emissioni, anidride carbonica in testa, sono cresciute quasi del 70% dall’anno 1970 e, nella peggiore delle ipotesi, potrebbero aumentare del 100% entro il 2050.
“Bianco Natale”, la canzone del 1940, resa celebre da Bing Crosby, (composta da Irving Berlin), nei prossimi decenni sarà sempre meno “vera”, persino a Oslo. Infatti Paal Prestrud, direttore del “Center for International Climate and Environmental Research di Oslo”, conferma che l’ipotesi concorda con i loro studi e le loro previsioni.