• Articolo , 13 ottobre 2010
  • Climate change e crescita demografica, estiste una relazione

  • Un team di ricercatori statunitensi ha posto l’attenzione sull’influenza che l’andamento demografico può avere sulla temperatura terrestre: una popolazione in lenta crescita potrebbe far risparmiare il 30% delle emissioni entro il 2050 e rallentare il surriscaldamento del Pianeta

(Rinnovabili.it) – Di strategie per rallentare il cambiamento climatico e i danni ad esso collegati ce ne sono a migliaia ma il Centro Nazionale di Ricerca Atmosferica di Boulder negli Stati Uniti, a seguito di uno studio condotto da un team di esperti, ha affermato che un ulteriore freno al climate change potrebbe verificarsi qualora la crescita della popolazione mondiale subisse una battuta d’arresto. Una crescita lenta, quindi, sarebbe di aiuto alle nazioni per ridurre del 30% le emissioni dannose, percentuale calcolata rispetto al calo ritenuto necessario entro il 2050 per far sì che gli effetti del riscaldamento globale sul Pianeta non siano irreversibili.
Di conseguenza invecchiamento, urbanizzazione e cambiamento climatico sono legati indissolubilmente in una catena di cause ed effetti che andranno tenuti in considerazione per procedere verso l’attuazione di strategie anti-emissioni.
Dimensione ed età media della popolazione influiscono, infatti, sull’aumento del calore sulla superficie terrestre e per ottenere dati più precisi gli scienziati hanno analizzato il modello economico di 9 regioni al fine di determinare in che modo il fattore demografico riesca ad influenzare la variazione della temperatura. Il risultato della ricerca ha portato alla consapevolezza per cui qualora la crescita della popolazione mondiale rallentasse si potrebbe beneficiare di una diminuzione delle emissioni compresa tra il 16 e il 29% entro il 2050 poiché, invecchiando, le persone tendono a consumare un 20% in meno di energia, specialmente nei paesi più industrializzati. Al contrario l’urbanizzazione ha come conseguenza diretta l’aumento del consumo energetico nell’ordine di un +25%, ragion per cui nelle politiche e nelle indagini ambientali non va sottovalutato il fattore demografico qualora si vogliano determinare nuove strategie di abbattimento della produzione di gas ad effetto serra.