• Articolo , 10 marzo 2009
  • Climate Change: Greenpeace blocca “facili via d’uscita” all’Ecofin

  • Centinaia di attivisti hanno “sigillato” il palazzo Justus Lipsius dove è in corso il meeting dei 27 ministri dell’Economia, per avanzare una richiesta: più investimenti a favore dell’ambiente nei paesi in via di sviluppo

“I nostri leader non hanno risposto ai segnali premonitori della crisi finanziaria e ora stiamo tutti pagandone il prezzo. Non possiamo permettere di lasciarli fare lo stesso errore con la crisi climatica”. Sono le parole pronunciate da Joris den Blanken, EU climate policy director di Greenpeace, a commento del bliz che movimento ambientalista hanno messo in atto a Bruxelles. Per venti minuti trecentocinquanta attivisti hanno, infatti, bloccato uscite ed entrate del palazzo Justus Lipsius, sede del Consiglio UE, dove stamattina ha preso il via la riunione dei ministri delle finanze dei Ventisette. L’obiettivo quello di chiedere all’Unione Europea maggiori investimenti a favore dell’ambiente nei Paesi in via di sviluppo; secondo le stime dell’organizzazione ambientalista per ridurre le emissioni di gas a effetto serra e far fronte ai già inevitabili impatti dei cambiamenti climatici, tali paesi necessitano di almeno 110 miliardi di euro l’anno entro il 2020 dalle nazioni ricche. La partecipazione dei governi europei dovrebbero essere 35 miliardi l’anno, l’equivalente di appena 1,30 euro a settimana per ogni cittadino europeo.
“I nostri ministri delle Finanze stanno dando miliardi dei contribuenti a banche fallite e ai loro gestori. Siamo qui per fare in modo che mettano sul tavolo denaro anche per affrontare i cambiamenti climatici “, ha detto Thomas Henningsen, attivista per il clima di Greenpeace International. “Se il pianeta fosse una banca lo avrebbero già salvato”.