• Articolo , 13 gennaio 2010
  • Climate Change: le praterie incamerano CO2 e lottano per il Pianeta

  • Comportandosi come serbatoi per la raccolta e stoccaggio della CO2 ed estendendosi per circa 3,4 miliardi di ettari i pascoli potrebbero rappresentare una delle soluzioni alla lotta all’innalzamento della temperatura mondiale

(Rinnovabili.it) – Lo studio “Review of Evidence on Drylands Pastoral Systems and Climate Change”:ftp://ftp.fao.org/docrep/fao/012/i1135e/i1135e00.pdf condotto dalla Fao ha messo in evidenza il ruolo delle praterie quali attive protagoniste nella lotta al cambiamento climatico.
A quanto sembra i pascoli possiedono un alto potenziale, non ancora sfruttato, in grado di rallentare il cambiamento climatico fungendo da veri e propri serbatoi di raccolta e stoccaggio della CO2.
Coprendo circa il 30% della superficie terrestre non coperta da ghiacci rappresentano invece il 70% delle terre coltivabili con la possibilità di svolgere un ruolo davvero determinante nella lotta all’innalzamento della temperatura globale, riducendo i rischi che stanno correndo un miliardo di persone.
“Il mondo dovrà sfruttare tutte le possibilità per contenere il riscaldamento globale entro i 2 gradi centigradi. L’agricoltura e l’utilizzo del territorio hanno il potenziale per ridurre al minimo le emissioni di gas serra attraverso pratiche specifiche volte ad aumentare la produttività e la resilienza del settore agricolo, contribuendo così alla sicurezza alimentare e riduzione della povertà “, ha detto il Vice Direttore Generale della FAO, Alexander Müller.
E’ stato calcolato che le praterie sono in grado di incamerare il 30% delle emissioni del suolo terrestre oltre ad una notevole quantità di carbonio che viene incamerata da alberi, cespugli ed arbusti. I terreni però sono sottoposti ad un alto tasso di degrado a causa di un eccessivo sfruttamento, ma anche a causa di processi naturali quali salinizzazione e acidificazione.
Aumentare l’utilizzo di pratiche per il ripristino della materia organica aiuterebbe a ridurre l’erosione e l’inaridimento del suolo rendendo possibile lo stoccaggio di enormi quantità di anidride carbonica: le stime parlano di 1 miliardo di tonnellate all’anno, obiettivo raggiungibile solo grazie all’impiego di notevoli capitali.
Per avere benefici immediati è stata suggerito il ripristino di circa il 5-10% dei terreni disponibili entro il 2020: gestendo razionalmente il processo per il sequestro del carbonio è stato calcolato l’immagazzinamento di 184 milioni di tonnellate di CO2 all’anno.
Sarebbe utile, a tal fine, adottare misure di promozione e istituzione di premi finanziari e incentivi che, oltre alla mitigazione degli effetti del cambiamento climatico, potrebbero contribuire al sostentamento e miglioramento della condizione di vita dei popoli pastorali e agropastorali.