• Articolo , 7 ottobre 2010
  • Clini: il ‘cosa si può fare’ è la chiave per la lotta al climate change

  • Affrontare il cambiamento climatico sottoscrivendo impegni di riduzione così generici non può portare a risultati soddisfacenti. Queste le parole di Clini, intervenuto alla conferenza tenutasi ieri alla Camera

(Rinnovabili.it) – Gli obiettivi di riduzione delle emissioni globali così come sono stati concepiti sono un modo astratto ed ideologico di affrontare il problema del clima. Inizia con questa affermazione l’intervento di Corrado Clini, Direttore Generale del Ministero dell’Ambiente, in occasione della conferenza “Come cambia il cambiamento climatico”:http://webtv.camera.it/portal/portal/default/Archivio?IdEvento=2967&IdIntervento=1310 tenutasi ieri pomeriggio alla Camera dei Deputati. Critico sul sistema globale, Clini ha espresso perplessità circa gli obiettivi di riduzione delle emissioni, a suo avviso troppo generici. Dal 1997, anno di ratifica del Protocollo di Kyoto, i target di riduzione si presentano come dei _country target_ ossia limiti diversi per ogni paese che però non hanno dato risultati degni di nota. Clini ha perciò suggerito che i nuovi obiettivi siano più capillari, che le riduzioni vadano ad interessare singoli inquinanti e non i gas serra in generale proponendo ai comparti industriali e in genere alle nazioni metodi e percorsi che li aiutino a sostenere i cambiamenti necessari ad arrestare l’innalzamento della temperatura. E’ questo il più grande fallimento di Copenhagen secondo il Direttore Generale, il non aver accompagnato i Paesi nel loro viaggio verso la sostenibilità lasciando da parte la logica del ‘cosa si può fare’ per ridurre gli inquinanti ma avvalorando solo la tesi del ridurre. Un altro modo di aiutare il Pianeta? Proporre regole per il commercio internazionale affinché standard condivisi sui prodotti possano portare a risultati sostenibili evidenti e misurabili. L’esempio di quanto ormai da anni sta accadendo nel settore auto, dove il comparto a livello globale sta puntando a migliorare l’efficienza del consumo di carburante verso i 3 litri per 100 Km, potrebbe essere la metodologia da seguire per ottenere dei risultati positivi suggerimento al seguito del quale ha affermato “Kyoto in quindici anni di viaggi ha creato così tanta CO2 per viaggi e spostamenti globali senza riuscire a promuovere la riduzione delle emissioni di anidride carbonica dalle economie più sviluppate del Pianeta”.