• Articolo , 2 febbraio 2009
  • CNR: motori batterici, ai confini della nanotecnologia

  • I ricercatori dell’Istituto nazionale per la fisica della materia del CNR hanno scoperto come sfruttare in modo semplice il moto dei batteri per produrre energia

Da quando la ricerca scientifica ha iniziato a prendere in considerazione le capacità dei microrganismi come escamotage tecnologico – si pensi alle “MFC”:http://www.rinnovabili.it/fango-batteri-e-grafite-ecco-pronte-le-microbial-fuel-cell-701658 ovvero le celle a combustibile microbiologiche – non suona più tanto strano sentir parlar di batteri in campo energetico. Tuttavia fa piacere che a sperimentare tali capacità siano ora degli scienziati italiani, ottenendo peraltro buoni risultati. Si tratta dei ricercatori dell’Istituto nazionale per la fisica della materia (Infm) del Consiglio nazionale delle ricerche (CNR) che simulando sistemi microbiologici in soluzione hanno individuato un modo per creare “motori batterici” per sfruttare l’energia del loro movimento dal funzionamento prevedibile, costante, e in grado di avviarsi senza intervento umano. La loro fattibilità era già stata dimostrata nel 2006 in Giappone, ma ciò che sono riusciti a fare ora i ricercatori è mettere a punto il modo più semplice per ‘forzare’ i batteri a compiere lavoro utile da cui estrarre energia, nell’ipotesi che possa in futuro essere impiegata per alimentare apparecchi microscopici, come micro-impianti medici o nano dispositivi. In questo caso il motore batterico è composto, oltre che di microrganismi da una soluzione e microingranaggi con una particolare forma asimmetrica, con denti di lunghezze differenti e orientati nella medesima direzione che vengono fatti girare a velocità costante, spontaneamente, dai batteri. Nonostante i calcoli suggeriscano addirittura che con i microbi presenti in un metro cubo di soluzione si possa generare potenza sufficiente per accendere una normale lampadina, alcune applicazioni rimangono solo fantascienza, ma fatto è che il loro sviluppo porterebbe per i possibili microdispositivi del futuro una fonte d’energia economica e dalle dimensioni ultra ridotte.