• Articolo , 10 dicembre 2010
  • CO2 industriale per nutrire le alghe: in Australia è un successo da replicare

  • L’obiettivo finale del progetto? Trasformare la biomassa algale in un vero e valido competitor del petrolio

(Rinnovabili.it) – Biocarburanti di terza generazione ottenuti attraverso la cultura delle micro alghe, alimentate con i fumi industriali ricchi di CO2. Qualche anno fa erano solo una promettente speranza fatta di calcoli e prove di laboratorio, ora sono una realtà come dimostra il successo dell’impianto pilota, realizzato in Australia, per la produzione su larga scala di biofuel algale. Il progetto è stato portato avanti dalla OriginOil in partnership con la società energetica locale MBD Energy, attraverso un accordo di licenza che ha permesso a entrambe le aziende di condividere la proprietà intellettuale sui processi di conversione delle alghe in combustibile.
Si è tratto di un vero e proprio “lavoro di squadra”, i cui le due compagnie hanno saputo dar vita ad un giusto mix delle proprie competenze e tecnologie. I risultati tanto aspettati si sono ottenuti a partire da una centrale elettrica a carbone già esistente di MBD Energy, i cui gas esausti sono stati direttamente iniettati nel circolo idrico delle vasche di crescita per le microalghe, da cui successivamente è stata estratta la biomassa lipidica.
In termini prettamente numerici, ogni milione di tonnellate di CO2 sequestrata dalla centrale ha avuto come risultato lo sviluppo di 50.000 tonnellate di alghe, il cui 35% del peso è servito per la produzione dell’olio e il restante 75% per la biomassa da impiegare nella fabbricazione di materiali plastici di alta qualità, nutrienti per gli allevamenti e fertilizzanti. L’impianto pilota ha dimostrato un successo tale da convincere MBD Energy ad aggiungere bio-sintetizzatori per la coltivazione delle microalghe ad altre tre delle sue centrali a carbone.
“Secondo MBD Energy – ha fatto sapere OriginOil in un comunicato stampa – ognuno di questi progetti avrebbe il potenziale di nutrire impianti commerciali per 80 ettari, ciascuno in grado di produrre 11 milioni di litri di olio,” consumando oltre la metà delle emissioni dei gas di combustione emessi dalle centrali.