• Articolo , 22 settembre 2010
  • CO2, la bio-ingegneria la trasforma in un materiale edilizio

  • Trasferendo in un micete i geni dei gasteropodi con il guscio, alcuni ricercatori statunitensi hanno messo a punto il processo per convertire l’anidride carbonica in carbonati solidi

(Rinnovabili.it) – Un pizzico di lieviti ogm, una dose abbondante di anidride carbonica, un paio di geniali bio-ingegneri e il gioco è fatto: l’edilizia del riciclo si arricchisce di un materiale tutto nuovo. Succede negli Stati Uniti dove la Professoressa Angela Belcher e il laureando Roberto Barbero, entrambi del celebre MIT di Boston, hanno trovato il modo di convertire le emissioni di biossido di carbonio in carbonati solidi da impiegare nel settore delle costruzioni.
“La nostra intenzione è di catturare l’anidride carbonica ma non metterla sotto terra, bensì trasformarla in qualcosa di utile e stabile per centinaia di migliaia di anni”, ha spiegato la Belcher.
Il processo, già ampiamente testato in laboratorio, può produrre circa due chili di carbonato per ogni mezzo chilo di biossido di carbonio, per così dire, “sequestrato”.
L’ispirazione viene ancora una volta da Madre Natura. Nel mondo animale alcune creature marine hanno, nel corso dei secoli, sviluppato la capacità di crearsi un guscio solido a partire dalla CO2 e gli ioni minerali disciolti in acqua. Per la dottoressa Belcher, esperta di molluschi gasteropodi, si è trattato solo di fare due più due.
Il sistema prevede innanzitutto l’estrazione della CO2 disciolta in acqua, fatta successivamente interagire con un lievito che la processi come carbonato solido. In realtà, spiegano i ricercatori, i miceti non sono in grado di operare una simile trasformazione. Ecco perché gli scienziati hanno inserito nel DNA fungino i geni propri di molluschi come l’Alabone, che provvedono a sintetizzare gli enzimi necessari al processo.
Il vantaggio di questo sistema biologico è che non richiede alcun riscaldamento o di raffreddamento nè tantomeno sostanze chimiche tossiche.
La prossima mossa per il team sarà testare il processo in scala fino a divenire in grado di gestire gli enormi volumi di anidride carbonica prodotti dagli impianti a combustibili fossili, supportati anche dall’Eni, partner privilegiato del MIT ormai da tempo e che rientra nel progetto come finanziatore.