• Articolo , 22 novembre 2010
  • CO2, le emissioni del 2009? In calo, ma solo del 1,3%

  • Emissioni in calo. Il merito è della crisi economica e della conseguente riduzione della produzione ma, a fronte del reale 1,3% calcolato dagli esperti del GCP, le previsioni avevano lasciato sperare in un 2,8% in meno

(Rinnovabili.it) – E’ noto come, nonostante gli effetti negativi estesi a livello globale, un beneficio alla crisi economica vada riconosciuto: la diminuzione della produzione industriale ha fatto calare il quantitativo di emissioni climalteranti prodotte.
Secondo il rapporto redatto da un team internazionale di studiosi i gas serra sarebbero scesi del 1,3% nel 2009 rispetto all’anno precedente, risultati sono però inferiori a quanto era stato previsto. Nel passato si era infatti ipotizzato un calo del 2,8% che non si è verificato probabilmente a causa della riduzione delle emissioni di carbonio per unità di prodotto interno lordo, una misura di efficienza nota come _intensità di carbonio_, minore rispetto a quanto calcolato a carico delle economie emergenti.
I risultati rientrano nell’aggiornamento annuale del *Carbon Budget del Global Carbon Project* (“GCP”:http://www.globalcarbonproject.org/carbonbudget/), un gruppo internazionale che riunisce scienziati che si occupano del clima e analisti che raccolgono dati sulle emissioni per aiutare il mondo della politica a prendere decisioni che siano in linea con le esigenze dei paesi calcolando, al contempo, le emissioni derivate dal comparto industriale, dall’utilizzo di combustibili fossili e anche dal cambio d’uso dei suoli e dalla conseguente deforestazione.
Ma il panorama rimane comunque allarmante. Nonostante il calo delle emissioni registrato nel 2009 i 30,8 miliardi di tonnellate registrate a livello globale rappresentano il secondo record di inquinanti prodotti nella storia, poco inferiore al record assoluto registrato nel 2008.

Le nazioni più virtuose? Nonostante sembri inopportuno definirle tali, le emissioni sono scese del 6,9% negli Stati Uniti, dell’8,6% nel Regno Unito, del 7% in Germania, dell’11,8% in Giappone, dell’8,4% in Russia e dello 0,4% in Australia. Al contrario nei mercati emergenti si sono verificati aumenti che vanno dall’8% della Cina all’1,4% della Corea del Sud.
“Il calo delle emissioni di CO2 è meno della metà di quanto previsto un anno fa” ha detto Pierre Friedlingstein, professore di modellazione matematica dei sistemi di clima presso l’Università di Exeter. “Ciò è stato determinato dal fatto che il calo del PIL mondiale è stato inferiore al previsto” conseguenza dell’aumento del consumo di carbone e di altri combustibili fossili.
Di diversa entità le notizie che provengono dal comparto deforestazione, dove le emissioni sono calate del 25% dal 2000, conseguenza probabilmente determinata dalla diminuzione dell’estensione delle foreste tropicali. “Per la prima volta l’espansione della foresta nelle latitudini temperate ha sovracompensato le emissioni della deforestazione e provocato una piccola dispersione netta di CO2 al di fuori dei tropici” ha riferito Corinne Le Quéré la University of East Anglia e British Antarctic Survey. “Noi potremmo essere i primi a vedere i segni del sequestro della CO2 nelle foreste al di fuori dei tropici”.
Nonostante il calo dell’1,3% delle emissioni, le concentrazioni atmosferiche di CO2 hanno continuato a crescere nel 2009, raggiungendo una media mondiale di 387.2 parti per milione (ppm) alla fine dell’anno.
Prima della rivoluzione industriale i livelli di CO2 erano di circa 280 ppm, al momento sono ancora in aumento di 2-3 ppm all’anno e, quando altri gas a effetto serra come il metano si vanno ad aggiungere al conteggio degli inquinanti, il livello totale nell’atmosfera, noto come il biossido di carbonio equivalente, si avvicina notevolmente ai 440 ppm. Con tali dati gli esperti hanno realizzato panorami in cui, qualora le emissioni continuassero ad aumentare di questo passo, la temperatura mondiale potrebbe aumentare fino a 4 °C entro il 2100.