• Articolo , 3 marzo 2009
  • CO2 riciclabile con nanotecnologia

  • Sebbene ancora in fase di sperimentazione, il prototipo USA permetterebbe infatti il riciclo della CO2 emessa in atmosfera producendo ossigeno e idrocarburi

Sfruttare la luce solare per ricreare artificialmente la fotosintesi clorofilliana internamente a nanotubi convertendo la CO2 in ossigeno e idrocarburi. Si tratta di un sistema messo a punto da alcuni ricercatori dell’Università Statale della Pennsylvania capace quindi di creare anche gas combustibile dalla CO2. Dal punto di vista strettamente tecnologico, il cuore del processo è un fotocatalizzatore realizzato con nanotubi in biossido di titanio. Tuttavia la vera difficoltà nella messa a punto del prototipo è stata la scelta della forma della superficie di supporto e distribuzione dei nanotubi; molte forme sono state adottate, come nanoparticelle, aghi, pellet e film multistrato. Catalizzatore della ricerca la scoperta che il biossido di titanio moltiplicava enormemente la sua attività se drogato con idrogeno. A seguito quindi di opportune valutazioni è stata preferita una struttura a rete, con nanotubi delle dimensioni di 140 per 115 nanometri in una strutture allineata, ognuna di dimensioni di 2 cm². L’apparecchiatura finale va esposta in pieno sole con il risultato che vengano prodotti sia ossigeno che idrocarburi immediatamente riutilizzabili, fra i quali quelli compresi tra l’etano e l’ottano. Quanto alle implicazioni dal punto di vista ambientale, il prototipo, qualora dovesse portare a risultati soddisfacenti e soprattutto attendibili, potrebbe aprire nuovi orizzonti quanto al trattamento e alla gestione dell’ingente mole di CO2 contenuta e quotidianamente emessa nella nostra atmosfera, ma soprattutto offrirebbe una nuova opportunità per portare avanti la lotta contro i cambiamenti climatici soprattutto considerando che ogni 12 giorni, nel mondo, si consumano 1 miliardo di barili di petrolio e sono rilasciati in atmosfera circa 5 miliardi di CO2. Il processo messo a punto dagli sperimentatori, quindi, ha lo scopo di ‘riciclare’, in un certo senso, l’anidride carbonica così prodotta, scindendo la molecola grazie all’energia fornita dalla luce solare.