• Articolo , 2 luglio 2008
  • CO2 sottoterra anche per i Giapponesi

  • Tokyo avvia un progetto per catturare l’anidride carbonica stoccandola sottoterra, nella speranza di poter tagliare oltre 100 milioni di tonnellate di CO2 l’anno

Se i limiti obbligatori per le emissioni inquinanti fanno ancora storcere il naso ai più, il geosequestro dell’anidride carbonica comincia ad essere una soluzione sempre più studiata e ricercata. La tecnologia sembra aver conquistato anche il Giappone che ha recentemente annunciato un innovativo progetto di ricerca per catturare le emissioni di diossido di carbonio prima che si liberino in atmosfera, confinandole nel sottosuolo, a mille metri di profondità. Il piano è alla base di un accordo siglato dalle principali aziende energetiche nipponiche, che puntano a realizzare i primi prototipi di impianti funzionanti già dal prossimo anno, in linea con l’indirizzo emerso poche settimane fa al summit dei ministri dell’Energia del G8, ad Aomori, nel Giappone settentrionale. La Tokyo Electric Power Co. e Kansai Electric, (i due principali fornitori di elettricità del Paese) insieme ad altre 22 aziende attive nel settore energetico hanno così dato via ad una joint-venture per l’applicazione del CCS, CO2 Capture and Storage, tecnologia grazie a cui i gas esausti provenienti dagli impianti industriali verranno direttamente sequestrati per essere successivamente trasformati in materia fluida ed immagazzinati nel sottosuolo a un chilometro di profondità. Si stima che un’applicazione su scala mondiale porterebbe al taglio complessivo di duemila miliardi di tonnellate di CO2, di cui circa 150 miliardi conservati nel sottosuolo nipponico. Tuttavia sono ancora da risolvere i problemi legati elevati costi di sviluppo, realizzazione e mantenimento delle apparecchiature ecologiche in grado di catturare i gas, stimati al momento in decine di miliardi di yen per ogni nuovo impianto.