• Articolo , 23 novembre 2010
  • CO2: tra scienza del clima e obiettivi mondiali c’è un gap da 5 Gton

  • Con gli impegni assunti a Copenhagen le Nazioni hanno la possibilità di fornire quasi il 60% delle riduzioni di emissioni necessarie. Un nuovo rapporto dell’Unep spiega come recuperare il divario restante

(Rinnovabili.it) – Esiste un divario tra le attuali promesse di riduzione delle emissioni climalteranti e quanto la scienza climatica sostiene debba essere fatto per mantenere l’aumento della temperatura globale sotto i 2 gradi Celsius. Un gap preoccupante secondo il programma ambientale dell’Onu (UNEP) che, in collaborazione con la Fondazione europea sul clima e l’Istituto Nazionale di Ecologia SEMARNAT del Messico, ha redatto la valutazione “Emissions Gap Report”:http://www.unep.org/publications/ebooks/emissionsgapreport/. La relazione pubblicata a pochi giorni dall’avvio del summit di Cancun informa i governi e la comunità mondiale di quanto la risposta al cambiamento climatico sia progredita negli ultimi 12 mesi e, quindi, fino a che punto il Pianeta è, o meno, sulla buona strada per raggiungere obiettivi necessari a tenere la Terra lontana dal critico ‘tipping point’.
Si stima che, per ottenere una chance probabile ed economicamente fattibile di arrestare la crescita della temperatura globale sotto i famosi due gradi Celsius, le emissioni globali dovranno avere raggiunto il picco entro i prossimi 10 anni, ossia 44 Gigatonnellate di CO2 equivalente. In uno scenario business-as-usual, le emissioni annue di gas serra potrebbero essere circa 56 Giga tonnellate di CO2 eq. al 2020 mentre gli impegni e le intenzioni associate all’accordo di Copenaghen potrebbero, nel migliore dei casi individuati dal gruppo, ridurre le emissioni a circa 49 Gton, lasciando quindi 5 Gton scoperte.

Achim Steiner, Sotto-Segretario Generale delle Nazioni Unite e Direttore Esecutivo dell’UNEP, ha dichiarato: “I risultati indicano che la riunione delle Nazioni Unite a Copenaghen potrebbe dimostrarsi più un successo che un fallimento a patto però che tutti gli impegni, le intenzioni e i finanziamenti, incluso il pieno sostegno alle economie in via di sviluppo, vengano soddisfatti”. Eppure “esiste un divario tra la scienza e l’ambizione attuale- spiega Steiner. – Tuttavia questo rapporto mostra come dalle opzioni sul tavolo dei negoziati in questo momento si possa ottenere quasi il 60 per cento della strada. Si tratta di un buon primo passo”.
Quello che è stato bollato da più voce come l’ennesimo nulla di fatto a livello climatico viene dunque rivalutato alla vigilia del meeting messicano. Alle parole del sottosegretario Onu fanno eco quelle del segretario messicano all’Ambiente e Risorse Naturali, Juan Rafael Elvira, che ha aggiunto “il livello di impegno espresso con l’accordo di Copenaghen, in termini di riduzione delle emissioni, è quasi tre volte superiore che quello che è stato raggiunto con il protocollo di Kyoto, un dato di per sé molto positivo e che mostra qualche miglioramento. Tuttavia, abbiamo bisogno di formalizzare e, se possibile, aumentare gli sforzi attuali e tradurli in azioni concrete”.
Per centrare definitivamente l’obiettivo il rapporto consiglia, tra le molte strategie l’adozione di regole che evitino un aumento netto delle emissioni provenienti da una valutazione del LULUCF (Land use, Land use change and Forestry) troppo ‘clemente’ e di evitare l’impatto di fattori come il ‘doppio conteggio’ dei crediti di carbonio, intraprendendo anche una serie di azioni su tutti gli inquinanti non-CO2 come il metano dai rifiuti e il nerofumo dalla combustione inefficiente di biomasse e deiezioni animali.