• Articolo , 22 giugno 2007
  • Come risparmiare almeno la metà dell’acqua potabile

  • Utilizzo delle acque piovane, riciclaggio di quelle grigie, risparmio dell’acqua “corrente” ed elettrodomestici dell’ultima generazione che fanno del risparmio, non solo energetico ma anche idrico, il loro punto di forza. Comportamenti virtuosi e nuovi mezzi tecnologici potrebbero farci consumare il 50% dell’acqua utilizzata attualmente

Un aspetto molto importante del risparmio energetico è senza dubbio un uso corretto della risorsa idrica, attuabile tramite buone pratiche ed interventi tecnologici specifici. Il punto di forza è la possibilità di utilizzare un sistema del recupero delle acque di scarico dei sanitari e delle acque meteoriche per il loro impiego nelle cassette dei vasi sanitari, e, solo per l’acqua piovana, l’irrigazione del giardino.
Per quanto riguarda la riduzioni dello spreco di acqua potabile nelle nostre case, possono essere utilizzati dispositivi molto semplici ed economici: i frangigetto areati ed i riduttori di flusso, applicabili ai rubinetti di lavabi e docce, che miscelano una maggiore quantità di aria all’acqua in uscita con un risparmio di 1000-2000 litri acqua anno/persona; lo sciacquone a doppio tasto, sistema di erogazione differenziato per quantità, porta ad un risparmio compreso fra i 2000 e i 10000 litri anno/famiglia utilizzando una media 3,5–6 litri per lo scarico contro i 6-12 litri; i WC, la cui tazza può essere conformata per essere risciacquata con soli 3,5 litri; le lavatrici e le lavastoviglie classe A che consumano rispettivamente 60 e 14 litri di acqua, contro i 100 e i 40 di quelle tradizionali.
In pratica il 50% del fabbisogno giornaliero d’acqua può essere sostituito con acque piovane, per il risciacquo dei wc, le pulizie e il bucato, l’innaffiamento dei giardini e il lavaggio dell’auto.
Il sistema di raccolta e smaltimento delle acque meteoriche (composto sostanzialmente da due sottosistemi: accumulo e riutilizzo), va dimensionato secondo dati climatici (quantità e durata delle piogge), dati geometrici (sommatoria delle superfici che possono ricevere le precipitazioni, superficie del tetto, la pendenza e il materiale), numero di sanitari e elettrodomestici da servire, numero dei nuclei famigliari, superficie di orti e giardini da irrigare.
Se si considera una superficie di copertura in lamiera zincata, essa necessita di uno strato di verniciatura con resina epossidica, che evita il rilascio di componenti tossiche. Se invece si considera una copertura realizzata come tetto verde, esso apporta un valore aggiunto alla costruzione, poiché la copertura è valorizzata dalla presenza di una porzione di verde che viene “restituita” al territorio in sostituzione di quella cementificata occupata dall’edificio. In entrambi i casi il sistema e suoi componenti funzionano allo stesso modo, opportunamente dimensionati e integrati.
L’impianto di accumulo è formato da un deviatore acque di prima pioggia, da un filtro e da un serbatoio. Quest’ultimo – solitamente una cisterna prefabbricata dotata di un filtro, un sistema di integrazione collegato alla rete idrica comunale e un dispositivo di ‘troppo pieno’- può essere interrato in una porzione di giardino o collocato in un locale tecnico all’interno dell’edificio.
Il sistema di riutilizzo dell’acqua serve a prelevare l’acqua stoccata nei serbatoi e a distribuirla agli apparecchi che la riutilizzano (lavatrici, lavastoviglie, sciacquoni dei wc), che risultano allacciati ad un ‘doppio impianto’ – impianto idrico normale e impianto di riciclaggio- per permette il prelievo differenziato in relazione ai consumi e alla disponibilità delle riserve, azionando un apposito deviatore.
Oltre a ciò, è possibile prevedere un sistema di riuso delle acque grigie, proveniente dai lavabi, dalle vasche da bagno e dalle docce. In questo caso l’acqua viene raccolta per mezzo di una rete dedicata, filtrata, disinfettata ed inviata al serbatoio di accumulo, da dove viene ridistribuita agli alloggi e alle cassette di risciacquamento dei vasi sanitari.
Come abbiamo visto basta poco per ridurre inutili sprechi e, di fronte al grave problema della scarsità di acqua potabile nel mondo, essi sono un piccolo passo verso lo sviluppo di comportamenti “idrosensibili” e, più in generale, di una nuova coscienza sull’edilizia sostenibile.