• Articolo , 5 febbraio 2008
  • Commercio: a Roma il “Wto sostenibile” dell’ecologista Sachs

  • La liberalizzazione delle regole del commercio dei prodotti agricoli adottata dal Wto “non solo non ha dato i risultati promessi, ma comporta rischi sempre piu’ gravi per gli agricoltori e per gli ecosistemi locali e globali”. Occorre pertanto “esplorare nuove regole commerciali al di la’ del paradigma del libero scambio, che mettano al centro l’agricoltura […]

La liberalizzazione delle regole del commercio dei prodotti agricoli adottata dal Wto “non solo non ha dato i risultati promessi, ma comporta rischi sempre piu’ gravi per gli agricoltori e per gli ecosistemi locali e globali”. Occorre pertanto “esplorare nuove regole commerciali al di la’ del paradigma del libero scambio, che mettano al centro l’agricoltura come impresa che salvaguardi la salute dell’ambiente e degli uomini”. Per l’ecologista del Wuppertal Institute per il Clima, l’ambiente e l’energia, Wolfgang Sachs, parlare oggi di sviluppo sostenibile e regole di mercato eque significa costruire una inedita architettura del commercio agricolo tramite “un nuovo Wto sostenibile, che sia in grado di gestire il commercio in modo partecipativo”. L’ultima rivoluzione ‘sostenibile’ del guru dell’ecologia moderna si chiama ‘Commercio e agricoltura, dall’efficienza economica alla sostenibilita’ sociale e ambientale’ ed e’ stata presentata a Roma dallo stesso Sachs per iniziativa della rivista Cns-Ecologia politica e della Rete Lilliput. Moltissimi i rappresentanti di Ong, associazioni e organizzazioni del commercio equo e solidale che hanno animato una tavola rotonda a partire dalle suggestioni del rapporto dello studioso tedesco, frutto di due anni di consultazioni organizzate nel quadro del ‘Dialogo per il commercio equo’ tra dodici studiosi dei cinque continenti. Alla discussione hanno partecipato anche i parlamentari Loredana De Petris e Francesco Martone, il sottosegretario Guido Tampieri e la viceministra degli Esteri con delega alla Cooperazione, Patrizia Sentinelli. La principale critica mossa da Sachs al sistema Wto – ma anche al Fondo monetario internazionale e alla Banca mondiale – è quella di “fare una politica agricola che non si confronta con due problemi drammatici”. Il primo è il fatto che il 70 per cento dei poveri del pianeta vive in aree rurali, “e quindi non si può portare avanti una strategia che non metta al centro i bisogni degli agricoltori del sud del mondo”. Il secondo problema riguarda l’entità stessa dell’agricoltura, che “e’ incrocio di molte problematiche ecologiche: acqua, deforestazione, biodiversità”. Da qui la necessità di “riscrivere” le regole del gioco, così da recuperare la sovranità democratica degli Stati e la capacità dei singoli governi di proteggere i propri agricoltori, e andare sul mercato transnazionale con un accesso “qualificato, e non libero”, che si basi su standard di qualita’ dei prodotti e, soprattutto, dei processi di lavorazione. Una “vera rivoluzione sostenibile”, ha avvertito Sachs, “in cui il nuovo Wto abbia come obiettivo prioritario quello di gestire il commercio in modo partecipativo, e non di dettare regole che non tengano conto delle diversità locali”. Oggi il mercato mondiale “è tutt’altro che libero”, ha concluso lo studioso, “e concentrato nelle mani di pochi che controllano e guadagno su ogni passaggio, a scapito dei più”. Per questo, la riforma del Wto potrebbe partire da una “de-globalizzazione in parte del mercato, che permetta ai ‘più piccoli’ di sostenere le proprie imprese nel confronto con la piazza globale”. Il nuovo organismo dovrebbe quindi controllare i prezzi praticati sui mercati internazionali e regolare la concorrenza combattendo le concentrazioni di mercato. In questa stessa direzione sono andati fino a oggi gli interventi della Cooperazione italiana guidata dalla viceministra Sentinelli, che si e’ impegnata a consegnare il rapporto di Sachs alla Direzione genarale della cooperazione allo sviluppo, “così”, ha spiegato, “da lasciare a chi verrà al mio posto delle raccomandazioni e linee guida cui poter dare seguito”. Il sostegno dell’agricoltura rurale familiare e delle organizzazioni dei produttori, ha continuato, sono stati al centro delle strategie della cooperazione italiana “proprio per garantire a questi attori dello sviluppo lo spazio pubblico e politico che meritano”.