• Articolo , 31 gennaio 2009
  • Como: al convegno sulle bioarchitettura spunta l’eco-cemento

  • Presentato a Cantù il progetto per una casa “low cost” improntata al risparmio energetico

Una casa “low cost”. Cento metri quadrati al prezzo di 100mila euro. E, soprattutto, un’abitazione realizzata con le più avanzate tecniche ecosostenibili e improntata al massimo risparmio energetico. Non è un sogno, soprattutto in un periodo di crisi come quello attuale, ma una realtà che si chiama “Casa da 100k”. Del progetto di questo particolare modulo abitativo si è parlato ieri nel corso di un convegno dal titolo “Bioarchitetture, bioedilizie e energie alternative”, organizzato nella sede centrale della Cassa rurale e artigiana di Cantù. Questa casa del futuro è il frutto della collaborazione tra gli esperti del centro ricerca e innovazione del Gruppo Italcementi, in stretta collaborazione con l’architetto e ideatore, Mario Cucinella.
«Nella visione progettuale delle nuove abitazioni va tenuto conto innanzitutto del costo dei materiali impiegati e del consumo di energia. L’efficienza e il risparmio energetico, infatti, nelle case odierne sono ancora troppo bassi. Il punto su cui è importante investire è l’utilizzo di materiali che costino poco e consentano un isolamento termico e acustico ottimali. Consentendo così un adeguato risparmio. Ovviamente si parla di componenti a norma. Ciò che cambia è il concetto abitativo – dice il direttore del centro ricerca e sviluppo del Gruppo Italcementi, Enrico Borgarello – Abbiamo aperto i nostri laboratori all’architetto Cucinella. E ormai da più di un anno lavoriamo in sinergia».
I ricercatori di Italcementi hanno sviluppato un calcestruzzo con le stesse caratteristiche di durabilità (ovvero di conservare nel tempo le peculiarità fisiche e meccaniche) e di resistenza dei materiali tradizionalmente utilizzati ma che presentano, appunto, coefficienti di conducibilità termica molto bassi, grazie alla presenza di aggregati provenienti da materiali inorganici di riciclo. Tutto ciò permette una maggiore capacità di trattenere il calore d’inverno e l’aria fresca d’estate.
Gli aggregati presenti in questo calcestruzzo, inoltre, non provengono da materie prime e quindi non intaccano risorse non rinnovabili, ma derivano dal riutilizzo di altri materiali. «In tal modo si abbatte la quantità di emissioni di Co2 in fase di produzione. Ma non solo. Le particolari caratteristiche di questo ritrovato ne permettono un completo riutilizzo in fase di dismissione», precisa Borgarello.
I primi dati parlano chiaro. Una casa tradizionale produce 62 chilogrammi di Co2 per metro quadrato all’anno, il valore per l’eco-abitazione è invece pari a zero. La realizzazione della casa con zero spese e zero Co2 entro breve sarà trasportata nella realtà.
La prima città pronta a dare concreta attuazione al progetto è Settimo Torinese. Qui sono infatti previsti 30 alloggi ecosostenibili da costruire in un’area industriale dismessa dove è in fase di progettazione un innovativo progetto di recupero urbano. E da noi’ «Queste case sono installabili pressoché ovunque. Sono adattabili in base alla logistica della zona. Ma soprattutto sono vere abitazioni dotate di fondamenta. Non si parla di prefabbricati appoggiati o ancorati al suolo. Bisogna solo valutare le caratteristiche del luogo in cui dovessero essere costruite. Così se si tratta di un’area molto soleggiata, ad esempio, si valuterà quale sarà il miglior coefficiente di conducibilità dei materiali. Oppure l’utilizzo più o meno prevalente dei pannelli fotovoltaici», conclude Borgarello.
Fabrizio Barabesi