• Articolo , 27 gennaio 2010
  • Con la bio-ingegneria le celle solari crescono sul tabacco

  • Secondo gli scienziati dell’University of California le piante di tabacco potrebbe contribuire a svezzare il mondo dai combustibili fossili: basta farle “ammalare”

(Rinnovabili.it) – Quando si tratta di efficienza energetica non c’è ancora nessun sostituto migliore a milioni e milioni di anni d’evoluzione. Per questo gli scienziati dell’Università della California, Berkeley, si sono rivolti alla natura per ottenere progressi nel campo del fotovoltaico.
Il ricercatore Matt Francis e i suoi colleghi hanno utilizzato le piante di tabacco, infettate da un virus geneticamente modificato, per la produzione di elementi artificiali con proprietà fotovoltaiche e fotochimiche. “Nel corso di miliardi di anni, l’evoluzione ha stabilito esattamente i giusti percorsi per raccogliere la luce del sole e per farlo con ineguagliabile efficienza”, ha detto Francis. “Stiamo solo cercando di imitare perfettamente tali sistemi”.
Gli scienziati hanno sfruttato le capacità del virus del mosaico del tabacco di ‘riprogrammare’ le celle inducendo la pianta contagiata a produrre cromofori artificiali, minuscole strutture che convertono la luce solare in elettroni ad alta potenza; nelle molecole biologiche che servono per catturare o rilevare l’energia della luce, il cromoforo è la frazione che provoca un cambiamento conformazionale della molecola quando colpita dalla luce.
I cromofori crescono uno sopra l’altro fino a disporsi in barre di poche centinaia di nanometri. Per arrivare alle unità sintetiche gli scienziati hanno raccolto e tritato le piante; quindi hanno estratto le strutture, disciolte in una soluzione liquida e quindi spruzzata su un substrato in vetro o plastica rivestito con le molecole che ne assicurino il fissaggio.
Benché gli scienziati siano ancora lontani dall’aver fra le mani un risultato significativo (non hanno effettivamente dimostrato che le celle così ottenute possono trasformare la luce in energia elettrica utilizzabile) il lavoro costituisce un importante passo avanti della ricerca in direzione di dispositivi solari biodegradabili, che non abbiano bisogno di sostanze tossiche nel processo di produzione, adatte a quella al modello consumistico usa e getta di cui il mondo sembra non riuscir a fare a meno.