• Articolo , 27 giugno 2008
  • Confagricoltura a Governo: attenzione concentrata sulle agroenergie

  • Con l’incontro con il ministro dello Sviluppo economico Scajola, Federico Vecchioni ha portato a termine un positivo giro di consultazioni in materia di bioenergie

Terminate il giro di consultazioni del presidente della Confagricoltura, Federico Vecchioni, con i ministri competenti in materia di energia (oltre allo Sviluppo Economico, l’Ambiente e le Politiche Agricole) al fine di riportare, nella questione energetica, l’attenzione allo sviluppo delle bioenergie. L’utilizzo della biomassa di origine agro-forestale e zootecnica per la produzione di elettricità e calore è secondo Confagricoltura costituisce una necessaria strada da percorrere di fronte all’impennata dei prezzi del petrolio. Sottolineando l’esigenza di emanare i decreti attuativi delle leggi 222/07 e 244/07 (inerenti al quadro applicativo delle rinnovabili ed in particolare delle agroenergia) la Confederazione ricorda che “solo con l’emanazione dei decreti attuativi i nostri imprenditori avranno la possibilità di investire in nuovi impianti di produzione di energia da biomasse, con prioritaria attenzione a quelli che sfruttano i sottoprodotti per la produzione di biogas, dando seguito anche all’obiettivo di sviluppare la generazione distribuita con piccoli impianti di potenza inferiore a 1 MW che possono usufruire della tariffa omicomprensiva di 0,30 €/kW”. Altro problema portato alla luce l’urgenza di trovare soluzioni per riequilibrare l’offerta e la domanda di certificati verdi dal momento che “gli imprenditori agricoli che per primi hanno deciso di investire nella produzione di energia da biomasse, a causa del valore non remunerativo dei certificati verdi, dovuto ad una saturazione del mercato, rischiano di dover chiudere i propri impianti”. Diverse le soluzioni disponibili, tra cui quella di modificare il sistema di determinazione della quota minima di elettricità prodotta da impianti alimentati da fonti rinnovabili che, nell’anno successivo, deve essere immessa dai produttori e distributori di energia elettrica da fonti fossili. “La base di riferimento – spiega Confagricoltura – dovrebbe essere tutta l’energia elettrica venduta e consumata in Italia, evitando di escludere alcune fattispecie come avviene oggi. Un primo intervento può essere quello di intervenire a livello normativo innalzando la quota d’obbligo (portandola quantomeno all’1%)”.