• Articolo , 23 novembre 2010
  • Confagricoltura: da aziende agricole il 3% della produzione rinnovabile

  • Vecchioni: “va individuato un quadro certo sugli incentivi per far decollare il potenziale produttivo delle imprese”

(Rinnovabili.it) – Dei 17 punti percentuali richiesti da Bruxelles all’Italia nella produzione nazionale di energia proveniente da fonti rinnovabili, 3 potrebbero essere forniti dal comparto agricolo. Lo ha affermato il presidente di Confagricoltura, Federico Vecchioni, in occasione del convegno _“Una nuova agricoltura”,_ organizzato dalla Fondazione Cisifin-Alberto Predieri e dall’Accademia dei Georgofili. Nel suo intervento Vecchioni ha tracciato il quadro di un comparto agricolo che nulla ha da invidiare agli altri settori produttivi nel piano di sviluppo nazionale delle energie verdi.
Attualmente, prendendo in considerazione il solo settore del biogas di origine agricola, sono attivi circa 300 impianti per un totale di oltre 150 MW di capacità, che potrebbe già quest’anno passare a 300 MW e puntare per fine 2020 all’ambizioso traguardo degli 800 MW. A questa cifra vanno sommati gli impianti a biomasse solide e oli vegetali (sempre ottenuti dall’agricoltura e dalla forestazione) che ampliano ulteriormente le possibilità di sviluppo delle agroenergie “made in Italy”. Ma per poter assurgere ad un ruolo davvero decisivo, spiega Vecchioni, è essenziale incentivare in tal senso le imprese agricole affinché garantiscano “il mantenimento di un tessuto produttivo sul territorio con un’agricoltura pluriattiva, che diversifica con la produzione di energia il proprio reddito e che può continuare a fornire il potenziale multifunzionale di tutela del paesaggio e dell’ambiente”.
Una necessità che si rivela anche “nella misura in cui queste filiere agricole sono alimentate da materie prime nazionali, possono aumentare il grado di autosufficienza energetica del Paese. Senza contare la forte valenza ambientale”. “In questo contesto – ha sottolineato Vecchioni – va individuato un quadro stabile del sistema di incentivazione indispensabile per consentire agli operatori la programmazione delle iniziative e l’accesso al credito. Poi, considerato il fatto che per le biomasse ed il biogas la tariffa omnicomprensiva ed il sistema del coefficiente moltiplicatore dei certificati verdi sono scattati con notevole ritardo sul previsto causando un brusco rallentamento degli investimenti, è essenziale che gli attuali livelli di incentivazione siano mantenuti per almeno tre anni e che il valore dell’incentivo riconosciuto all’impianto rimanga fisso per tutto il periodo previsto. Infine è opportuno che la revisione periodica del sistema di incentivazione abbia una cadenza triennale ed entri in vigore non prima di 12 mesi dalla sua pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale”.
Più critico Vecchioni sulla questione dei Certificati Verdi, su cui avverte la necessità di una ‘riflessione più profonda’ a causa “dell’eccessiva volatilità dei prezzi che rischia di rallentare fortemente gli investimenti e contemporaneamente di creare pesanti oneri di sistema”.