• Articolo , 20 giugno 2008
  • Convegno Crel, per il veneto un nuovo piano di sviluppo

  • Il Veneto negli ultimi anni ha perso l’autosufficienza energetica e ora importa da altre regioni e dall’estero il 41 per cento dell’energia che consuma. I consumi energetici del sistema produttivo e delle famiglie continuano a crescere, mentre la produzione veneta e’ in netta flessione, soprattutto a causa della mancata riconversione dell’impianto Enel di Porto Tolle. […]

Il Veneto negli ultimi anni ha perso l’autosufficienza energetica e ora importa da altre regioni e dall’estero il 41 per cento dell’energia che consuma. I consumi energetici del sistema produttivo e delle famiglie continuano a crescere, mentre la produzione veneta e’ in netta flessione, soprattutto a causa della mancata riconversione dell’impianto Enel di Porto Tolle. Urge cambiare radicalmente la rotta delle politiche energetiche e degli investimenti per recuperare efficienza energetica, diversificare le fonti e risparmiare di piu’. E’ questo le scenario disegnato dal convegno promosso dal Consiglio regionale del Veneto e dalla Conferenza regionale per le dinamiche economiche e del lavoro sul tema “Energia in Veneto” svoltosi alla Stazione Marittima di Venezia. Introdotto e guidato da Marino Finozzi, presidente del Consiglio regionale e della Crel, il confronto ha messo a fuoco punti di forza e di debolezza del settore energia nel Veneto, creando le premesse per l’adozione di nuove scelte politiche. Anche se il Veneto non si e’ ancora dotato di un piano energetico regionale, data l’assenza del piano energetico nazionale, e anche se sconta – del resto come le altre regioni – gli effetti perversi del “guazzabuglio legislativo e autorizzativo “(la definizione e’ dell’assessore regionale Fabio Gava), tuttavia puo’ impostare alcune strategie, una specie di “schema direttore” come l’ha definito Finozzi, per non perdere la sfida energetica e valorizzare la ricchezza di risorse imprenditoriali, centri di ricerca ed esperienze pilota di cui e’ dotato. “Serve un progetto energia – ha spiegato Arturo Lorenzoni, docente del dipartimento di ingegneria elettrica dell’universita’ di Padova – che sia un vero e proprio piano di sviluppo industriale. Non e’ piu’ possibile attendere, perche’ l’attesa e’ una scelta perdente”. La prima strategia da adottare, secondo Lorenzoni, e’ quella del risparmio: il recupero di efficienza energetica adottando le migliori tecnologie disponibili e investendo nell’edilizia sostenibile – ha spiegato il docente – consente di ridurre di almeno il 25 per cento il fabbisogno energetico. L’altra rotta da imboccare al piu’ presto e’ la diversificazione delle fonti e il ricorso alle energie rinnovabili, fotovoltaico, eolico, biomasse, biogas, senza peraltro trascurare la fonte idroelettrica che continua a garantire oltre il 16 per cento del fabbisogno energetico del Veneto. “L’Unione europea – ha spiegato Lorenzoni – ci impone di arrivare nel 2020 a coprire il 17 per cento dei consumi con le fonti rinnovabili, attualmente l’Italia arriva a mala pena al 5,3 per cento.