• Articolo , 18 dicembre 2009
  • Copenhagen: la bozza provvisoria è ora in mano ai leader

  • Ultima giornata, una bozza preparata nella notte scorsa, l’arrivo di tutti i leader, speranze, pessimismi che si incrociano, forse addirittura un altro giorno per arrivare, ci auguriamo, ad una conclusione

Oggi vanno in scena i big. E, sul palcoscenico più osservato al mondo, reciteranno la loro parte con in mano il copione di un accordo provvisorio, messo a punto la notte passata dai cosiddetti “sherpa”, quelli che sostituisco numeri e date alle dichiarazioni, spesso generiche e “politiche”, fatte dai leader.
Il ruolo di protagonista principale spetta a Barack Obama, che come tutte le “prime donne” è arrivato per ultimo, facendosi precedere ieri dalla Hillary Clinton che annunciava la dote di 100 miliardi per gli aiuti ai paesi poveri.
Co-protagonista Wen Jiabao, il presidente cinese, che rappresenta il paese che inquina di più sulla Terra, ma anche quello con un gran seguito, quello delle nazioni del G77. Gli altri protagonisti cercheranno di far sentire la loro voce da Sarkozy (Francia) a Hatoyama (Giappone), dalla Merkel (Germania) a Kevin Rudd (Australia), da Gordon Brown (Gran Bretagna) a Yvo de Boer (Onu), in tutto un centinaio di capi di stato e di governo. C’è da aspettarsi che la rappresentazione vada per le lunghe stanotte. Alcune voci parlano addirittura che i negoziati potrebbero allungarsi anche alla giornata di domani. La situazione è in continua evoluzione e fare previsioni non è consigliabile.

h4{color:#D3612B;}. La bozza provvisoria

L’ipotesi d’accordo prevede che l’aumento della temperatura globale del pianeta non debba superare gli ormai fatidici 2 gradi centigradi, rispetto ai livelli pre-industriali (di solito il riferimento è all’anno 1990). Altro punto di concordia è quello dell’aiuto ai Paesi poveri cui sarà destinato un budget di 100 miliardi di dollari entro il 2020 per dotarsi tecnologie pulite e far fronte ai mutamenti climatici provocati dal global warming.
Ma se l’atmosfera, e non solo quella, si riscalda, succede a causa delle emissioni di gas serra, che quindi rimangono il nodo principale della questione.
Ma su questo ancora non si è arrivati ad un punto comune. Silenzio quindi sul problema più scottante che coinvolge di più gli stati ricchi ed industrializzati e quelli che inquinano maggiormente. Si dovrebbero prevedere la quantità dei tagli, delle date entro cui questi livelli debbano essere raggiunti, sanzioni per chi non rispetta questa procedura e un’autorità vera con poteri veri che sia in grado di far rispettare le suddette regole e abbia un effettivo potere per imporre sanzioni.

h4{color:#D3612B;}. Le dichiarazioni

* “Abbiamo tentato di dare un ombrello politico all’accordo”, ha detto il premier svedese, *Fredrik Reinfeldt*, presidente di turno Ue. “Ci sono profonde differenze nelle opinioni e sul modo di risolvere la questione. Tenteremo di fare del nostro meglio, fino all’ultimo minuto”.

* Il professor *Hans Schellnhuber*, direttore dell’Università di Potsdam e consulente del governo tedesco, “se non si prenderanno misure per ridurre le emissioni dei gas serra la temperatura del pianeta crescerà pericolosamente”.

* “C’è stato un dialogo molto costruttivo», ha affermato il premier danese e presidente della conferenza Onu, *Lars Loekke Rasmussen*

* Per il presidente francese *Nicolais Sarkozy*, convocato nella riunione d’emergenza subito dopo l’arrivo di Barack Obama, “Uno dei problemi principali è che la Cina sia ancora riluttante all’idea di accettare controlli esterni, e la Cina non è il solo problema, anche l’India sta sollevando obiezioni”.

* Il presidente cinese *Wen Jiabao*, ha affermato che lo scopo di Copenhagen è promuovere la cooperazione globale per rispondere a questa sfida. Le varie parti devono persistere nel principio di “responsabilità comuni ma diverse”, rispettarsi reciprocamente e tenere consultazioni paritarie, cercando di far sì che la conferenza ottenga dei risultati equi, ragionevoli e fattibili.

* Il premier indiano *Manmohan Singh* ha dichiarato : “La risposta ai cambiamenti climatici non deve voltare le spalle alla Convenzione quadro sui cambiamenti climatici dell’Onu e al Protocollo di Kyoto, e non può negare il principio di responsabilità comuni ma diverse”.