• Articolo , 18 dicembre 2009
  • Copenhagen: tempo scaduto. Accordo o no, Cina e Usa sono arbitri

  • Se un accordo si troverà a Copenhagen non avverrà senza passare attraverso l’approvazione di Usa e Cina. Ormai dopo le 18.00 il tempo ufficiale è scaduto, si continua a discutere, ma l’impressione è che i giochi siano fatti e che non ci siano altri passi in avanti da fare

(Rinnovabili.it) – Ormai i giochi dovrebbero essere fatti. Forse potrebbe essere stato decisivo l’incontro Barack Obama-Wen Jiabao per gli esiti della Conferenza, ma fin’ora nessun passo avanti è stato fatto. Anche perché “è stata una discussione costruttiva su tutte le questioni chiave – ha spiegato il back-front di Obama, un passo avanti verso il raggiungimento di un accordo. E poi confermano che Obama e Wen proseguiranno gli incontri con gli altri Paesi per raggiungere un’intesa”.
Obama ribadisce come gli Usa siano pronti a fare la propria parte sul clima, ma non ha sostanzialmente detto nulla di nuovo.
Il premier cinese, Wen Jiabao, non ha taciuto la sua opinione sulle responsabilità storiche dei Paesi ricchi in merito ai cambiamenti climatici, rimarcando che ora sono loro a doversene occupare. Wen ha comunque confermato che la Cina terrà fede alle proprie promesse: diminuzione delle emissioni di CO2 del 40-45% entro il 2020, rispetto ai livelli del 2005.
“Ridurre le emissioni di CO2 su una scala così ampia su questo periodo necessiterà di un enorme sforzo da parte nostra – ha sottolineato Wen – mettendo l’accento sulle esigenze di sviluppo economico della Cina che ha una popolazione giunta ormai ad 1,3 miliardi di persone con un reddito medio pro capite di soli 300 dollari – Abbiamo 150 milioni di persone sotto la linea della povertà, per questo dobbiamo affrontare l’arduo compito di sviluppare l’economia”.
“Le emissioni di CO2 sono già diminuite in Cina del 46% rispetto al 1990 – ha concluso Wen – i paesi più ricchi rispettino i loro impegni aiutando i paesi in via di sviluppo ad affrontare le conseguenze dei cambiamenti climatici”.