• Articolo , 12 dicembre 2008
  • Corsi e ricorsi della storia

  • Di qua e di là dall’Oceano rimbalzano parole magiche: recessione, ambiente, New Deal. Il New Deal è stato il patto, la promessa di un nuovo corso, che Franklin Delano Roosevelt, divenuto presidente degli Stati Uniti nel marzo 1933, fece con i cittadini americani per uscire dalla crisi che era, come l’attuale, crisi di soldi, ma […]

Di qua e di là dall’Oceano rimbalzano parole magiche: recessione, ambiente, New Deal. Il New Deal è stato il patto, la promessa di un nuovo corso, che Franklin Delano Roosevelt, divenuto presidente degli Stati Uniti nel marzo 1933, fece con i cittadini americani per uscire dalla crisi che era, come l’attuale, crisi di soldi, ma soprattutto di fiducia, di scoramento, di corruzione e violenza criminale, e poi di erosione del suolo e di eccedenze agricole invendute. Roosevelt capì che la salvezza dell’America dipendeva anche dalla regolazione del corso dei fiumi e dalla lotta all’erosione, alle frane e alle alluvioni, alla sete, dalla ricostruzione della fertilità dei suoli agricoli e dei pascoli, dalla salvaguardia delle foreste.

La nuova amministrazione affrontò subito il problema della razionale utilizzazione delle risorse idriche e della difesa del suolo, cominciando dai grandi bacini idrografici. Uno dei più grandi fiumi e bacini idrografici del Nord America è il Tennessee che scorre dalle montagne innevate ai campi fertili, fino a immettersi nel fiume Ohio poco prima che questo si getti nel Mississippi. Subito dopo il suo insediamento alla Casa Bianca Roosevelt creò una speciale agenzia, la Tennessee Valley Authority, il più noto esempio di pianificazione territoriale e industriale del New Deal, col compito di costruire una serie di dighe e di centrali idroelettriche, realizzando la prima industria elettrica di proprietà del governo federale (le precedenti erano tutte private). La costruzione delle dighe attirò nella zona lavoratori disoccupati da tutta l’America; fu rettificato il corso del fiume, furono fatte opere per fermare l’erosione del suolo e per il rimboschimento delle valli. Il film “Fango sulle stelle” di Elia Kazan, racconta l’epopea della costruzione di una diga sul Tennessee e il conflitto con la popolazione locale che deve abbandonare le proprie case.

Roosevelt aveva sottolineato, fin dalla campagna elettorale, l’importanza delle foreste.
“Gli alberi – disse – trattengono la terra fertile sui declivi e l’umidità del suolo, regolano il fluire delle acque nei ruscelli, moderano i grandi freddi e i grandi caldi, purificano l’aria, sono i ‘polmoni’ dell’America”. Il 14 marzo 1933, dieci giorni dopo la sua nomina a presidente degli Stati Uniti, Roosevelt predispose un grande progetto per impiegare un esercito di giovani disoccupati al lavoro nelle foreste. Nell’estate del 1933 300.000 americani, celibi, dai 18 ai 25 anni, figli di famiglie assistite, erano nei boschi, impegnati nei lavori di difesa del suolo che da molti anni erano stati trascurati. Negli anni successivi, in varie campagne, due milioni di giovani lavoratori, complessivamente, piantarono 200 milioni di alberi, ripulirono il greto dei torrenti, prepararono laghetti artificiali per la pesca, costruirono dighe, scavarono canali per l’irrigazione, costruirono ponti e torri antincendio, combatterono le malattie dei pini e degli olmi, ripulirono spiagge e terreni per campeggi. Nell’aprile 1935 fu creato il Soil Conservation Service col compito di difendere contro l’erosione il suolo, anche se era di proprietà privata, a spese dello stato.

Nel 1933 il governo decise di far pagare un affitto a coloro che usavano risorse naturali – pascoli o miniere – demaniali e di fermare la svendita dei terreni statali. Nell’America della grande crisi c’era sovrabbondanza di raccolti ma prezzi così bassi che gli agricoltori soffrivano la fame. L’erosione del suolo dovuta alle acque e al vento aveva spinto milioni di piccoli proprietari o affittuari ad abbandonare le proprie terre per andare a lavorare come miserabili salariati nelle terre ancora fertili. Le grandi compagnie finanziarie compravano a prezzi stracciati i terreni dei piccoli coltivatori soffocati dai debiti. La drammatica situazione è descritta, fra l’altro, nel libro “Furore” di Steinbeck, del 1939, da cui l’anno dopo fu tratto un celebre film diretto da John Ford.

Furono create strutture governative per assistere i lavoratori costretti a migrare nelle nuove terre e furono stanziati incentivi finanziari per trattenere nei campi i piccoli coltivatori e per sostenere i prezzi dei prodotti agricoli; fu organizzata la distribuzione alle classi meno abbienti delle eccedenze agricole e furono avviate iniziative per l’utilizzazione industriale dei prodotti non alimentari. La chimica avrebbe avuto un ruolo fondamentale e il biochimico William Hale coniò il termine “chemiurgia” per indicare le tecniche capaci di trasformare le materie di origine agricola, zootecnica e forestale in merci: dall’alcol etilico, da usare come carburante e come materia prima per la gomma sintetica, alla cellulosa e alle proteine per ottenere fibre artificiali, dall’amido alle materie plastiche, dalle cere ricavate dalla jojoba, alla gomma guayule, dalle fibre tessili cellulosiche naturali ottenute da ginestra, canapa, yucca, a nuove materie cellulosiche industriali, eccetera.

Sotto tanti aspetti i problemi dell’età di Roosevelt si trovano in Italia oggi: frane e alluvioni, mancanza di acqua, eccedenze agricole, rifiuti, alto costo dell’energia, ma nelle varie proposte del “nuovo New Deal” non vedo indicati progetti per affrontarli seriamente e in modo unitario; eppure la soluzione va cercata, a mio parere, proprio nel recupero e trasformazione di eccedenze, scarti e sottoprodotti a fini produttivi e energetici, nel rimboschimento, nella lotta all’erosione e alle conseguenti frane e alluvioni, nell’aumento delle risorse idriche e idroelettriche, nelle fonti di energia e nelle materie prime rinnovabili.

Il successo “ambientale” del New Deal fu dovuto al fatto che Roosevelt concentrò tutte le competenze nel campo delle risorse naturali – acqua, foreste, difesa del suolo, opere idrauliche, urbanistica, parchi, miniere, rifiuti, eccetera – in due ministeri, quello dell’agricoltura e quello dell’interno, affidati a due persone, Henry Wallace e Harold Ickes, eccezionali per la devozione al loro mandato, onestà e competenze. Che siano queste tre le parole chiave per uscire dalla crisi del 2008?

h4{color:#FFFFFF;}. Giorgio Nebbia