• Articolo , 27 marzo 2010
  • Corte costituzionale a Puglia: stop DIA per impianti rinnovabili fino a 1 MW

  • Dichiarato incostituzionale il dettato della legge regionale pugliese che aveva innalzato a 1 MW la possibilità di autorizzare gli impianti con semplice DIA. La sentenza 119/210 della Corte Costituzionale del 26.3.2010 ribadisce che deve essere la conferenza unificata a dover fissare linee guida, l’Anev ancora una volta e con maggior certezza alla luce di questo […]

Dichiarato incostituzionale il dettato della legge regionale pugliese che aveva innalzato a 1 MW la possibilità di autorizzare gli impianti con semplice DIA.
La sentenza 119/210 della Corte Costituzionale del 26.3.2010 ribadisce che deve essere la conferenza unificata a dover fissare linee guida, l’Anev ancora una volta e con maggior certezza alla luce di questo pronunciamento, auspica che l’autorizzazione unica semplificata e le linee guida nazionali possano veder la luce quanto prima nel rispetto dei principi costituzionali previsti come da tempo richiesto

La corte costituzionale evidenzia con la sentenza 119/2010 del 26.3.2010 che le procedure autorizzative per gli impianti alimentati da fonti rinnovabili sono di competenza della conferenza unificata e non possono le regioni normarle autonomamente in mancanza di una norma di carattere nazionale. Alla luce di questa sentenza l’Anev auspica un rapido percorso di emanazione da parte della conferenza unificata delle procedure autorizzative semplificate ai sensi dell’art. 12 del D. Lgs. 387/03. L’Anev auspica inoltre che le linee guida nazionali che i ministeri competenti invieranno per l’approvazione in conferenza unificata, rispondano a criteri di correttezza e rispetto delle competenze sancite dalle leggi e dalla carta costituzionale. La corsa delle regioni, ultima la Sardegna, ad approvare linee guida e procedure contrarie a principi costituzionalmente garantiti, determinano infatti inevitabilmente l’intervento della giustizia che non può che decretarne l’illegittimità. I ritardi, le inefficienze e i costi di queste norme figlie dell’ignoranza normativa, si ripercuote inevitabilmente sulla collettività che dovrà pagare per le scelte improvvide da anni denunciate dall’Anev.