• Articolo , 22 marzo 2011
  • Cosa frena le auto ecologiche In Italia?

  • Prezzi ancora sostenuti e problemi di rifornimento costituiscono i principali vincoli alla diffusione degli eco-mezzi fra gli italiani. E solo alcune compagnie d’assicurazione premiano la scelta verde

(Rinnovabili.it) – Oramai i veicoli ecologici hanno fatto breccia sul mercato presentandosi come il nuovo filone produttivo di molti gruppi automobilistici e dominando sempre più le vetrine internazionali e i progetti integrati di mobilità sostenibile. Eppure nel Belpaese il dato riferito alle auto elettriche e a quelle alimentante a carburanti verdi stenta a decollare nel settore privato.
La percentuale sul parco circolante (non pubblico) rimane ormai *da due anni fissa al 4%*, come spiega oggi Assicurazione.it. Il broker ha condotto un’analisi sulla base di oltre un milione e mezzo di richieste di preventivi giunte al proprio sito negli ultimi tre mesi, disegnando una cartina italiana delle auto ecologiche e dei fattori che ne stanno frenando la diffusione. Trai vincoli su cui ancora si deve lavorare, costi d’acquisto a parte, gli eco contributi che per queste vetture tardano ad arrivare se si esclude il trasporto “istituzionale”; tra gli ostacoli, e non è una sorpresa, anche la scarsissima capillarità della rete di rifornimento, che nonostante alcuni progetti sperimentali in atto in città come Roma o Milano, rimane ancora un punto dolente.
Inoltre, aggiunge il rapporto, attualmente solo alcune compagnie assicurative dirette premiano le auto meno inquinanti “con tariffe più vantaggiose rispetto allo stesso modello con alimentazione diesel o benzina, mentre quasi tutte le altre riservano alle auto ecologiche tariffe più basse rispetto ai modelli diesel, ma spesso identiche (se non più care) di quelle a benzina”.
Affrontando la questione della distribuzione territoriale la regione italiana con il maggior numero di auto ecologiche guidate da privati risulta esser l’Emilia Romagna (7,35%), seguita da Marche (6,69%) e Piemonte (5,24%) mentre figurano agli ultimi posti della classifica Sardegna (1,79%) e Calabria (1,71%).