• Articolo , 10 febbraio 2010
  • Così il LED lasciò il posto al LEC

  • La tecnologia messa a punto da un team internazionale di scienziati apre la strada a un nuovo tipo d’illuminazione e suggerisce un futuro, dove le case potranno sfoggiare pareti luminose e display come carta da parati.

(Rinnovabili.it) – Quando apparvero per la prima volta i Led (diodi a emissione luminosa) già facevano intravedere un potenziale illuminotecnico interessante e, nel tempo, i progressi ingegneristici hanno dato ragione alla previsione, portando a risultati sempre migliore in termini di efficienza seppure con qualche limite evidente. Fu poi la volta degli Oled, diodi organici con una tensione di alimentazione ancora più bassa dei primi, alto risparmio energetico e colori brillanti ma con due inconvenienti non sottovalutabili: alti costi di produzione e dei materiali. L’elettrodo trasparente è, infatti, costituito dalla lega metallica di ossido di stagno e indio, quest’ultimo raro e complicato da riciclare.
Per ovviare all’inconveniente i ricercatori dell’università di Linköping e Umeå, in collaborazione con dei colleghi americani, hanno realizzato una cella elettrochimica organica a emissione luminosa (LEC) in cui l’elettrodo in questione è costituito da grafene. Il catodo è inserito in un dispositivo interamente in plastica con una struttura a sandwich simile a quella dell’Oled. L’anodo è realizzato in polimero conduttivo semitrasparente mentre lo strato attivo liquido è costituito a partire da una miscela di polimeri emettitori di luce e elettroliti.
“Si tratta di un importante passo avanti nello sviluppo di componenti d’illuminazione organici, sia dal punto di vista tecnologico che ambientale. I componenti elettronici organici promettono di diventare estremamente comuni nelle nuove applicazioni, ma ciò può creare rilevanti problemi di riciclaggio. Utilizzando il grafene, invece di elettrodi convenzionali, sarà molto più facile riciclare tali componenti e in tal modo costituire un’attrattiva ambientale”, ha spiegato Nathaniel Robinson della Linköping University.
Dal momento che tutte le parti del LEC possono essere prodotte a partire da soluzioni liquide, sarà anche possibile ottenerlo con un processo roll-to-roll, ad esempio, attraverso una macchina da stampa in modalità altamente conveniente. “Ciò spiana la strada per la produzione economica di sistemi d’illuminazione e componenti di display completamente in plastica, sotto forma di grandi fogli flessibili. Questo tipo di illuminazione o di schermi possono essere arrotolati o applicati come carta da parati sulle pareti”.