• Articolo , 17 febbraio 2010
  • Così la Sapienza taglia il prezzo dei biofuel

  • Biocarburanti meno cari grazie al lavoro del mondo scientifico a cui si aggiunge un brevetto internazionale della Sapienza che economizzerà la bioconversione di materie prime vegetali

(Rinnovabili.it) – I biocarburanti di seconda generazione, ossia quelli ottenuti dalla cellulosa, nonostante i rapidi progressi raggiunti in questi anni si trovano ancora a dover combattere con processi costosi che rendono poco conveniente la loro immissione sul mercato. Accanto alle ricerche internazionali si colloca anche il lavoro portata avanti da alcuni ricercatori del dipartimento di Biologia vegetale dell’Università Sapienza e pubblicato in questi giorni sulla rivista scientifica “PNAS”:http://www.pnas.org/content/107/2/616.abstract?sid=a9b1ce5f-e094-486b-99c2-895e6e20a5b3, con il quale si apre un’importante strada all’abbattimento dei costi produttivi.
Lo studio, condotto dai biologi italiani, ha avuto come oggetto la saccarificazione, ossia il processo mediante il quale i polisaccaridi complessi della parete cellulare dei tessuti vegetali – in altri termini la cellulosa – vengono trasformati in zuccheri semplici per mezzo di enzimi o di acidi minerali. Le pareti cellulari rappresentano un’abbondante fonte rinnovabile di biocarburanti e di altri prodotti utili, ma tra i principali ostacoli allo scale-up industriale della loro conversione in monosaccaridi (per essere poi convertiti in etanolo da particolari microrganismi) è la loro ‘riluttanza’ a saccarificazione enzimatica.
Attualmente si procede con l’idrolisi enzimatica dei polisaccaridi che necessità di pre-trattamenti termochimici e meccanici in grado di incidere più del 30% sul costo del biocarburante. Per superare la limitata efficienza della tecnologia i ricercatori hanno studiato la struttura della pectina che incorpora la trama di cellulosa ed emicellulosa per capire se e come influisse sull’esposizione l’esposizione del polisaccaride agli enzimi di saccarificazione. La pectina si comporta come una sorta di collante che determina l’irrigidimento della parete cellulare formando legami crociati fra i vari polisaccaridi. Gli scienziati hanno selezionato geneticamente piante che esprimessero una poligalatturonasi che idrolizza la pectina o un inibitore della pectina metil-esterasi, che interferisce con la formazione dei legami crociati, e dunque più suscettibili alla saccarificazione e con una ridotta necessità di pre-trattamenti degradativi. In altre parole, un processo produttivo più economico.