• Articolo , 29 aprile 2008
  • Crisi alimentare: tutta colpa dei biocarburanti?

  • Accolti fino a poco tempo fa come l’alternativa ecologica agli idrocarburi si sono trasformati nel pericolo numero uno del settore agricolo. Ma la condanna esagera i toni e non considera le alternative sostenibili

Dal summit di Berna Jean Ziegler, relatore Onu per il diritto all’alimentazione, ha lanciato il suo grido di protesta contro i biocarburanti definendoli addirittura “un crimine contro l’umanità”. Rei di competere con le produzioni alimentari per l’uso di scarsi terreni agricoli e di far esplodere i prezzi delle materie prime, affamando intere popolazioni, sono oramai una questione di primaria importanza. “Il bioetanolo è una delle ragioni per cui il prezzo del cibo è aumentato in questo modo. Lo scorso anno gli Stati Uniti hanno bruciato 138 milioni di tonnellate di mais per trasformarlo in biodiesel – ha dichiarato Ziegler – e oggi bruciare cibo per facilitare la mobilità dei paesi ricchi è un crimine contro l’umanità”. Ma quanto i fatti supportano queste accuse? A tutt’oggi la richiesta di beni alimentari per uso energetico rappresenta, sulla domanda complessiva di materie prime agricole, una percentuale in crescita ma ancora molto modesta, rispetto a quella destinata ad alimentari e mangimi. Inoltre va operata una distinzione tra le tipologie di biocarburanti, come sottolinea Sir David King, ex consulente scientifico del Governo britannico. I biocombustibili di seconda generazione di origine cellulosica che utilizzano per esempio scarti della lavorazione del legno o paglia, si presentano come un’alternativa maggiormente sostenibile a quelli ricavati dalla canna da zucchero.