• Articolo , 25 novembre 2008
  • Crissolo, Legambiente “No a nuove centraline idroelettriche”

  • Non c’è davvero pace per le stazioni sciistiche della Valle Po: neppure ora che la neve ne imbianca le vette con annesse speranze di apertura davvero imminente. A poco meno di 48 ore dal momento in cui tornerà a riunirsi il Consiglio della Comunità Montana Valle Po per discutere e decidere (principalmente) del futuro turistico […]

Non c’è davvero pace per le stazioni sciistiche della Valle Po: neppure ora che la neve ne imbianca le vette con annesse speranze di apertura davvero imminente. A poco meno di 48 ore dal momento in cui tornerà a riunirsi il Consiglio della Comunità Montana Valle Po per discutere e decidere (principalmente) del futuro turistico di Crissolo, una slavina di accuse è piombata nei giorni scorsi a rendere ancora più fumoso e difficile il decollo della stagione invernale del piccolo centro posto ai piedi del Monviso. A scendere in campo, con una lettera inviata a Regione, Provincia, Guardia Forestale, Bacino Imbrifero Montano della Valle Po, Tratto Cuneese del Parco del Po, Comunità montana Valle Po, Comune di Crissolo ed Autorità di bacino di Parma (ed ovviamente alle testate giornalistiche presenti sul territorio) è stata nei giorni scorsi la Legambiente del Piemonte e della Valle d’Aosta. Oggetto del contendere, manco a dirlo, l’accordo trilaterale fra Comunità montana-Comune di Crissolo-Società Sipre e la conseguente attivazione (da parte della Sipre) di una nuova turbina produttrice di energia elettrica, da aggiungere a quella già in funzione da anni. Oltre a quella del presidente Vanda Bonardo (Legambiente Regionale), il documento reca in calce anche la firma di Elisabetta Roberti, presidente del Circolo di via Assarti a Barge. Il documento è lungo più di tre pagine finemente dattiloscritte (che cercheremo di sintetizzare) ed esplora con attenzione certosina quanto accaduto fra le parti in causa negli ultimi anni. Dopo la storia, ecco quanto scritto nel documento di Legambiente.
UN PO’ DI STORIA
Le questioni che le parti intendono risolvere con tale accordo, scrive Legambiente, sono piuttosto complesse:
La SIPRE, proprietaria degli impianti sciistici (skilift) e appaltatrice della gestione della seggiovia, aveva costruito un impianto di innevamento artificiale a Pian Regina (con concessione edilizia n. 3 del 17/04/2000), usufruendo di un finanziamento regionale. Tale impianto di fatto non era quasi mai stato utilizzato ed il Comune ne aveva ordinato la demolizione (ordinanza n. 25/2007) per irregolarità edilizia. Il Comune aveva inoltre negato alla SIPRE l’autorizzazione all’installazione di un tapis roulant al posto dello skilift Prà Grant (Pian Regina) con provvedimento del 7/11/2007.
La SIPRE aveva presentato nel 2007 ricorso al TAR Piemonte contro questi due provvedimenti, chiedendo inoltre al Comune un risarcimento danni di oltre 1,5 milioni di Euro.
La SIPRE dal canto suo aveva già presentato nel 2004 alla Provincia di Cuneo domanda di pronuncia di Compatibilità ambientale per concessione idrica per uso idroelettrico, con l’utilizzo della condotta dell’impianto di innevamento artificiale esistente, nel periodo marzo ottobre. Occorre notare che già al momento della costruzione dell’impianto di innevamento era stata posata nello stesso scavo, oltre alla tubazione di diametro 80 mm. necessaria per l’impianto, un’ulteriore tubazione del diametro di 300 mm., giustificata con la necessità di avere una riserva d’acqua per il buon funzionamento dell’impianto, in mancanza di un bacino di carico alla presa sul Rio dei Quarti. La tubazione da 300 mm. ora sarebbe utilizzata per la nuova centralina richiesta. La domanda è ora all’esame della Conferenza dei Servizi per la Valutazione di Impatto Ambientale della Provincia; dopo le prime riunioni del 7/05/2005 e 15/05/2005, in cui tutti gli Enti coinvolti avevano espresso parere negativo, il procedimento ora è sospeso (su richiesta della SIPRE) in attesa dell’esito degli ulteriori monitoraggi sulla vegetazione e sulla fauna del Rio dei Quarti e della torbiera di Pian Fiorenza (parte superiore di Pian Regina). Il Comune aveva a sua volta senza successo presentato domanda di concessione concorrente.
QUALI SOLUZIONI?
A questo punto, per sbloccare la situazione e chiudere con un accordo tutte le controversie in corso, la SIPRE ha proposto, e Comune e Comunità Montana hanno in linea di massima accettato (la CM, per la verità, non ancora: ndr), una proposta complessiva che si può così sintetizzare:
La SIPRE cederà al Comune tutti gli impianti, macchine ed attrezzature (eccetto il bar ristorante al ‘colletto’ ‘Ghincia Pastur’, sito su terreno comunale il cui contratto verrà rinnovato per 50 anni) e cederà al Comune il 10% degli introiti delle centraline ‘vecchia’ e ‘nuova’; la SIPRE rinuncia al ricorso al TAR Piemonte ed alla richiesta di risarcimento e rinuncia all’appalto per gestione impianti, mentre gestirà provvisoriamente seggiovia ed impianti fino al rilascio della concessione ed all’avvio della ‘nuova’ centralina. Il Comune di Crissolo consente la collocazione del tapis roulant al posto dello skilift
dispone la revoca dell’ordinanza di demolizione dell’impianto di innevamento; l’impianto rimarrà in funzione a servizio del tapis roulant o dello skilift che lo sostituirà si impegna ad approvare tutti gli atti necessari perché la Provincia rilasci la concessione(atti di natura urbanistica, paesaggistica, edilizia). Il Comune subentra alla Comunità Montana come comodatario della seggiovia. L’accordo è subordinato al rilascio della concessione idroelettrica alla SIPRE da parte della Provincia. Sono presenti inoltre clausole ed accordi da applicarsi nel caso di mancato rilascio della concessione.
LEGAMBIENTE DICE ‘NO!’
Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta esprime fermamente la propria contrarietà a tale accordo, in quanto rileva che tutta l’operazione si fonda sul presupposto che venga rilasciata alla SIPRE la concessione a derivare acqua per uso idroelettrico, con produzione di energia da cedere all’ENEL, utilizzando l’impianto di innevamento esistente; il 10% degli introiti è ceduto al Comune.
DURISSIMO ATTACCO ALLA SIPRE (MA NON SOLO)
Al riguardo Legambiente fa notare che:
la concessione rilasciata per l’innevamento artificiale già era basata su presupposti discutibili, quali la realizzazione di un impianto insistente sull’area parco dove non sarebbe stato possibile attuare l’opera, soprattutto in assenza di un piano di settore turistico (di livello superiore a quello comunale), come specificato dalla Regione. In tal senso sono state realizzate opere che risulterebbero quindi non compatibili con il Piano d’Area e la normativa vigente;
si ricorda come l’impianto di innevamento sia rimasto inutilizzato e come la sciovia che l’impianto di innevamento avrebbe dovuto servire risultasse ormai obsoleta e con le autorizzazioni di legge sostanzialmente scadute, tanto da dover essere dopo poco tempo smantellata;
ci si chiede come sia stata possibile questa ‘distrazione’ di finanza pubblica, quali responsabilità possono essere ascritte ai vari attori richiedenti e concedenti delle concessioni ed agli organi di controllo sulla conformità e operatività delle opere. Quale danno in termini turistici ha subito la Valle Po e gli operatori per il mancato funzionamento dell’innevamento e per anni per il cattivo e discontinuo funzionamento degli impianti di Crissolo?
a nostro avviso non solo non dovrebbe essere data la concessione idroelettrica, ma dovrebbe essere revocata anche quella attualmente attiva, poiché in spregio alle normative la Sipre è stata sorpresa dal Corpo Forestale dello Stato durante l’estate 2007 a derivare a scopo idroelettrico senza autorizzazione acqua proveniente proprio dall’impianto di innevamento.
Come si può affidare la gestione di un bene pubblico (l’acqua) ad imprenditori che si permettono di agire in questo modo così disinvolto?
la cessione del 10% degli introiti all’Ente pubblico appare come una ben misera contropartita rispetto allo sfruttamento della risorsa acqua, così preziosa nel contesto ambientale fragile e di stupenda bellezza di Pian Regina;
il Comune/la Comunità Montana si ritroverebbero con l’onere di gestire tutti gli impianti sciistici, operazione notoriamente impegnativa e poco remunerativa, se non decisamente a bilancio negativo come del resto in tutte le piccole stazioni sciistiche. Un impegno che appare gravoso per il Comune di Crissolo ma anche per tutti i Comuni della Valle Po che si ritroveranno con la Comunità Montana Valli Po a dover far quadrare bilanci difficilmente pareggiabili.
ATTACCO AL COMUNE
L’impegno che il Comune si assumerebbe (fare tutto il possibile per favorire la concessione idrica, compresa la necessaria variante al Piano Regolatore), sarebbe totalmente in contrasto con quanto fatto finora e con i pareri negativi già espressi, ed apparirebbe quasi come una forma di pressione verso la Provincia per il rilascio della concessione, nonostante la delicatezza del contesto ambientale ed i pareri negativi già espressi anche dal Parco del Po cuneese e dal Settore Parchi della Regione. Sorgono dubbi sulla legalità dell’intera operazione: può il Comune revocare un’ordinanza di demolizione dell’impianto di innevamento, attuando con ciò una sanatoria delle irregolarità edilizie? Oppure era tutto in regola e l’ordinanza di demolizione era immotivata? Ed inoltre: l’impianto era stato realizzato con contributo regionale ed è perciò vincolato all’uso originario per almeno 10 anni e la sua destinazione non può essere modificata senza autorizzazione regionale.
ATTACCO A PEROTTI
L’ambiente dell’alta Valle Po, ed in particolare la torbiera di Pian Fiorenza, è soggetto ad un’ulteriore minaccia, costituita da un’altra domanda di derivazione idroelettrica, che se accolta porterebbe alla quasi scomparsa della cascata di Pian del Re. La domanda è stata presentata nel 2007 da Aldo Perotti (il presidente della Comunità montana, ndr) quale richiesta di “Potenziamento dell’impianto esistente” (ossia della centralina a servizio dell’albergo di Pian del Re), mentre in realtà si tratterebbe della costruzione di una nuova centrale della potenza di 370 Kw per produzione di energia elettrica da cedere all’Enel, da costruire nella torbiera di Pian Fiorenza, con una condotta del diametro di 60 cm invece dei 30 cm attuali, e di lunghezza di ben 610 m (invece degli attuali 25 m). Il progetto, che contrasta con tutte le normative urbanistiche, ambientali e di Parco vigenti, non è stato respinto subito alla prima Conferenza dei servizi provinciali ma con decisione incomprensibile è stato rinviato al proponente per approfondimenti e modifiche. Quanto sopra appare tanto più grave in quanto la Provincia di Cuneo stessa, nel ‘Regolamento per l’utilizzazione della risorsa idroelettrica’ in fase di approvazione(e che comunque funge già da ‘linee guida’ per le domande in esame), pone limiti severi all’ulteriore sfruttamento idroelettrico dei piccoli rii di alta montagna: tali rii sono quasi tutti inclusi nella ‘zona rossa’ in cui è esclusa ogni nuova concessione a scopo idroelettrico (salvo che per le piccole centraline a servizio di alpeggi, rifugi ecc.).
TROPPE CENTRALINE
Si tenga conto che attualmente le acque della valle Po, secondo lo studio di approfondimento della Provincia di Cuneo, risultano captate per oltre l’82%: un dato inquietante che mette in forse qualsiasi attività turistica peggiorando il degrado ambientale della valle e dei suoi luoghi simboli di livello europeo (Pian del Re, Sorgenti del Po, Monviso). Non crediamo concepibile che gli impianti in discussione, che riguardano l’attività di due imprenditori, debbano mettere definitivamente a repentaglio un ambiente unico del territorio piemontese salvaguardato da una regolamentazione regionale e dal Piano d’Area del Parco Po. La Regione Piemonte stessa ha evidenziato in più occasioni che la produzione di energia idroelettrica che deriverebbe dalla miriade di centraline di cui sono giacenti le richieste di installazione nelle alte valli, coprirebbe una percentuale minima del fabbisogno energetico del Piemonte, con un impatto sull’ambiente insostenibile e non giustificato.
Nicolò Bertola