• Articolo , 21 dicembre 2010
  • Dagli argini di gomma della Marea Nera nasce l’auto elettrica di GM

  • Sono stati utilizzati i giorni seguenti all’esplosione della Deepwater Horizon per frenare l’avanzamento del petrolio. Ora i tubolari di gomma ‘reduci’ dal disastro ambientale daranno vita a parti della nuova Chevrolet Volt plug-in

(Rinnovabili.it) – Mentre la Giustizia statunitense annuncia di aver intentato una causa civile contro la British Petroleum per il “disastro ambientale della piattaforma petrolifera Deepwater Horizon”http://www.rinnovabili.it/deep-horizon-robert-redford-scrive-a-barack-obama, c’è chi cerca di dare una mano ad arginare una situazione di cui sono ancora sconosciuti tutti gli effetti collaterali. Tra questi anche la General Motors che ha oggi annunciato l’intenzione di convertire alcuni rifiuti provenienti dallo sversamento in mare del greggio nelle parti della sua nuova auto elettrica.
La casa automobilistica assieme ad un gruppo di fornitori sta riciclando i materiali plastici impiegati a seguito dell’esplosione per arginare la marea nera combinandoli con la gomma da pneumatici riciclati e altre resine, e ottenere cosi parte della componentistica della sua Chevrolet Volt plug-in.
Il primo passo dunque sarà il recupero dei tubi di gomma gonfiabili impregnati di petrolio lungo tutti i 160 chilometri di costa tra Alabama e Louisiana.
“Guardando la fuoriuscita di greggio nel Golfo, abbiamo deciso di fare”, ha dichiarato Mike Robinson, vice presidente GM della sezione ambiente, energia e politica di sicurezza. “I nostri sforzi sono stati davvero un piccolo modo per contribuire a ridurne l’impatto ambientale”. Il progetto impiegherà un tamburo per centrifugare questi tubolari ad alta velocità, eliminando l’olio assorbito e le acque reflue, che verranno recuperati in un processo separato, mentre le braccia di gomma saranno riciclate in *oltre 45 mila kg di pellet in resina plastica.* La resina quindi sarà mescolata con pneumatici riciclati per ottenere le parti di copertura del radiatore.
“Si trattava unicamente di dare una mano”, ha dichiarato John Bradburn, responsabile GM delle attività di riduzione dei rifiuti. “Se inviati in discarica, questi materiali avrebbe richiesto centinaia di anni per iniziare a degradarsi, e noi non volevamo lo sversamento impattare ulteriormente sull’ambiente”.