• Articolo , 23 marzo 2009
  • Dai residui industriali nuova energia per le fuel cell

  • Alcuni chimici britannici sono riusciti a dimostrare come sia possibile riciclare alcuni scarti dei mobilifici – altrimenti inutilizzabili – per la produzione energetica senza la necessità di ulteriori lavorazioni

Le fibre di scarto prodotte dall’industria del mobile possono essere convertite in energia elettrica senza bisogno di alcuna combustione. E’ quanto sostengono all’University of St. Andrews, nel Regno Unito, dove un team di chimici ha dimostrato come gli MDF, acronimo inglese dei pannelli di fibra a media densità, con un minimo di trattamento, possano alimentare le DCFC (Direct-Carbon Fuel Cell), ovvero quelle celle a combustibile che convertono direttamente il carbone in energia elettrica.
Nate presso il Lawrence Livermore National Laboratory in California, le DCFC impiegano al posto dell’idrogeno una sospensione di carbonato fuso – di litio, sodio o potassio – che costituisce il componente anodico e particelle di carbone estremamente fini; tali celle possiedono una resa elettrica intorno all’80% e una potenza pari a 1 kW/m.
Malgrado il rilascio di CO2 sono molto più ecologiche delle tradizionali tecnologie di combustione del carbone grazie alla loro elevata efficienza che permette, a parità di carbone bruciato, un maggiore quantitativo energetico prodotto. Inoltre, l’anidride carbonica viene rilasciata in una forma pura, ovvero non miscelata con azoto o altri prodotti di scarto, rendendo relativamente facile il successivo sequestro del gas.
Secondo il chimico John Irvine a capo del gruppo di ricerca, i pannelli in fibra andrebbero prima essiccati a 500 °C in un’atmosfera ricca d’azoto per eliminare acqua ed gas volatili eventualmente presenti. Il risultato è un materiale leggero, denso ed energeticamente più trattabile che verrà successivamente ridotto in polvere e mescolato con litio e carbonato di potassio, molecole elettrolite delle fuel cell. A temperature comprese fra i 500 e gli 800 ºC, agiscono come “chaperon” incoraggiando il carbonio presente a combinarsi con l’ossigeno ed a fluire all’interno della cella.
La pila finita avrebbe una densità energetica di circa 100 milliwatt per centimetro quadrato ed una densità di corrente di 200 milliampere per cm2, che tradotto significa che una cella di 10 cm per lato sarebbe in grado di generare 2 volt a una corrente di 20 ampere e dunque perfettamente paragonabile ad altri prototipi di celle a combustibile che utilizzano derivati del carbonio.