• Articolo , 12 ottobre 2007
  • Dal 05/10/07 al 11/10/07

  • h4. Traghetto solare _Il Solar Sailor, progetto partito da Sidney, è il primo traghetto-zattera mosso da “ali” fotovoltaiche sospinte allo stesso tempo dalla forza del vento_ 11/010/07 – Sidney – Continua l’impegno su più fronti a fare della mobilità sostenibile la parola d’ordine per spostarsi su tutto il Pianeta, via terra e via mare. Arriva […]

h4. Traghetto solare

_Il Solar Sailor, progetto partito da Sidney, è il primo traghetto-zattera mosso da “ali” fotovoltaiche sospinte allo stesso tempo dalla forza del vento_

11/010/07 – Sidney – Continua l’impegno su più fronti a fare della mobilità sostenibile la parola d’ordine per spostarsi su tutto il Pianeta, via terra e via mare. Arriva da Sidney l’ultimo modello di “traghetto sostenibile”, il Solar Sailor, progettato da Robert Dane, che sfrutta l’energia della radiazione solare e l’energia eolica. Il principale elemento che caratterizza e identifica questa barca del futuro sono le “ali” fotovoltaiche di cui è dotata, che, disposte sul tetto della cabina e costruite con acciaio e pvc, riproducono l’apertura alare degli insetti. Questa particolare conformazione delle “ali” permette non solo di captare la luce del sole, ma anche di essere sospinte dal vento in qualsiasi condizione, poiché sono comandate da una centralina elettronica che ne controlla e ne modifica il posizionamento secondo la disponibilità, la forza e la direzione del vento e l’inclinazione e la direzione di provenienza dei raggi solari. Solo nel caso estremo in cui il connubio tra energia fotovoltaica ed eolica non riesca a soddisfare il fabbisogno, la barca è mossa da un motore che funziona a biodiesel. La concretezza del progetto, che è stato lanciato alcuni anni fa, e che nel tempo è evoluto per conformazione e per “sfide” vinte, si propone realmente come una valida alternativa di trasporto via mare su brevi e lunghe distanze. (Fonte Inhabitat)

h4. Automobili del futuro

_Sembra voler prendere il volo l’ultima vettura della Aptera Motors, un tripode a motore ibrido o, a scelta, completamente elettrico, dal design minimal white e dal cuore ecologico_

10/010/07 – USA – L’ultima trovata del design automobilistico sostenibile si chiama Aptera, un veicolo a tre ruote alimentato da un motore ibrido, interamente elettrico o parzialmente alimentato da carburante. Questa automobile del futuro, dal tettuccio fotovoltaico e dalle forme fantascientifiche, completamente bianca e simile ad una navicella spaziale, può percorrere 230 miglia con un gallone di carburante alla velocità di 55 miglia orarie. Le batterie delle quali è dotata possono essere totalmente ricaricate direttamente alla presa della corrente elettrica da 110 volt per alcune ore. Un vero e proprio gioiellino, dotato di ogni optional, dalla videocamera posteriore al navigatore satellitare, dal lettore cd-dvd ed mp3 ad un sistema di climatizzazione controllato. Un veicolo originale che ha già un costo di lancio nel mercato automobilistico: 26.900 dollari. Avete paura di perdervela? La potete prenotare con 500 dollari. Un pezzo da collezione, ma attenzione a tenerlo con cura perché, vista la produzione limitata, esisteranno pezzi di ricambio? (Fonte Inhabitat, Aptera)

h4. Energia dalle onde: due novità

_La risorsa più cara all’uomo e più diffusa sulla Terra, l’acqua, sta diventando la maggiore fonte di energia alternativa attraverso le tecnologie dello sfruttamento del moto ondoso di mari e oceani_

08/10/07 – USA – La Finavera Renewables, una compagnia che produce energia da fonti rinnovabili, soprattutto dal vento e dal moto ondoso, ha appena lanciato sul mercato internazionale la sua ultima invenzione, la AquaBuoy 2.0, una boa tonda di 3 metri di diametro ed un alto albero centrale ma subacqueo, che cattura l’energia delle onde direttamente in mare. Il primo campo di prova è situato al largo delle coste di Newport, in Oregon. Il dispositivo funziona in questo modo: le oscillazioni dovute alle onde, provocano l’ingresso a tutta velocità dell’acqua in un tubo, che provoca a sua volta il movimento di un pistone che fa lavorare il dispositivo allo stesso modo di una pompa sommersa. In questo modo viene generata elettricità, che viene immediatamente allontanata tramite un fascio di cavi cablati subacquei. Data la modularità di questa tecnologia, la Finavera ha già in programma di installare un impianto dimostrativo di 2 MW anche a Figueroa de Foz, in Portogallo, che in futuro potrà essere espanso fino a raggiungere i 100 MW. Ma non è solo la Finavera a dettar legge nello sfruttamento del moto ondoso. Arriva infatti dalla compagnia Swell Fuel un dispositivo che funziona secondo il principio della leva. Si tratta di un vero e proprio convertitore di energia dal moto ondoso, che sfrutta le proprietà cinetiche delle onde, trasferite ad una leva galleggiante ancorata al fondale marino tramite un cavo per il trasporto dell’elettricità prodotta. Il prototipo, molto semplice, è costituito da un unico pezzo dalla conformazione tubolare ripiegata in PVC, che asseconda le oscillazioni della superficie marina e le trasmette, tramite una leva che ruota secondo la direzione del moto ondoso, ai cavi subacquei. Quelli appena descritti sono solo due esempi di come l’energia della risorsa naturale più estesa sul nostro Pianeta, ovvero mari e oceani, possa costituire un fondamentale aiuto alla corsa verso l’energia “pulita”. (Fonte Finavera)

h4. Gadget domestici sostenibili

_Piccoli oggetti della quotidianità a base di energia meccanica e solare: si va dalle lampadine ai dispositivi di ricarica, fino a torce e laptop interattivi. Tutto all’insegna dell’ecologia_

08/10/07 – USA – Anche tra gli inventori di gadget divertenti e curiosi sembra essersi instaurata una sorta di corsa alla sostenibilità. Ciò che si può trovare oggi in rete è veramente un archivio di novità per tutti i gusti. Due esempi per tutti: le capsule luminose ad energia solare e la torcia autoricaricabile. Le prime, dalla forma molto simile a pastiglie e raccolte in un blister da otto capsule, vengono ricaricate da un modulo fotovoltaico composto da piccole celle. Le mini lampade sono ovviamente a LED, che si accendono/attivano ruotando in senso antiorario una metà trasparente della capsula rispetto all’altra metà opaca. Il design è orientale ed è firmato da Ukseop Jeong & Hanna Son. La portabilità di queste lampade, il loro facile utilizzo ed il loro ancor più semplice dispositivo di ricarica, risultano le peculiarità vincenti per assicurare una fonte luminosa in caso di emergenza, per esempio un blackout, o in situazioni di difficile approvvigionamento di luce elettrica. Il secondo gadget, ovvero la torcia, o Gun Flashlight, così come è stata battezzata dal suo inventore, per funzionare non ha bisogno d’altro se non della forza muscolare dell’uomo. Anch’essa è dotata di LED, che formano un gruppo di tre punti luce: due bianchi per il fascio luminoso principale, uno rosso per un laser disposto nella parte superiore della torcia. Dalla forma stravagante, simile ad una pistola, questa torcia viene ricaricata dal movimento del grilletto che funge da dispositivo di accensione: azionandolo vengono ricaricate automaticamente le batterie interne. C’è da scommettere che gadget eco-friendly come questi, dal design ricercato e dal costo accessibile (la torcia per esempio costa circa 7 euro), troveranno ben presto ampia diffusione nel mercato mondiale. (Fonte Ecoblog, Engadget)

h4. Il vento sottoterra

_Non è certo semplice, ma forse è l’unico modo per intrappolarlo: una compagnia energetica texana ha messo a punto un sistema di sequestro dell’energia eolica nel sottosuolo_

07/10/07 – Los Angeles – La tecnologia che fino ad ora abbiamo visto applicata, più o meno teoricamente, al sequestro dei dannosi gas ad effetto serra, è stata per la prima volta teorizzata con la finalità di immagazzinare l’energia del vento in surplus nel sottosuolo. Questa tecnologia, studiata dalla TXU Energy, compagnia del West Texas che si occupa in prevalenza di energia eolica, prevede l’utilizzo di un enorme compressore d’aria da 268 MW di potenza che, esattamente come succedeva per il sequestro del carbonio, spinge l’energia del vento, anzi il vento stesso (!) nelle cavità delle rocce porose presenti negli strati più profondi del terreno. Le turbine installate dalla TXU Energy, un campo di potenza complessiva pari a 3 GW, dovrebbero costituire l’impianto di “raccolta” dell’energia eolica. Nel momento in cui il vento si renderà necessario, esso verrà liberato e direttamente convertito in energia in una turbina a gas naturale. Questo procedimento di stoccaggio dell’energia del vento in cavità sotterranee, denominato CAES, si potrebbe rivelare il modo migliore, secondo l’Electric Power Research Institute, per disporre di un alto quantitativo di energia ad utilizzo immediato. La compagnia prevede che il perfezionamento di questo sistema si risolverà entro il 2011. (Fonte Ecotality, Treehugger)

h4. Vernice…elettrica

_Il mondo delle nanotecnologie ha prodotto una vernice che, oltre ad essere un ottimo strato isolante, converte il calore delle superfici in energia elettrica_

07/10/07 – Florida – La Industrial Nanotech di Naples, in Florida, ha sviluppato un materiale isolante, più precisamente una vernice, che, sembra impossibile ma è vero, genera elettricità. Questo super-materiale dovrebbe sfruttare la differenza di temperatura tra ambienti diversi e confinanti, così come tra l’ambiente interno e l’esterno, per generare una differenza di potenziale e quindi elettricità. La vernice, quando spruzzata su una superficie ad alta temperatura, ne assorbe il calore, convertendolo in elettricità. Pensando ad una applicazione immediata, si direbbe che sugli schermi dei computer e sui dispositivi, come i pannelli solari termici o fotovoltaici, esposti costantemente a situazioni di calore, si può immaginare che questa scoperta potrebbe in breve tempo rivoluzionare il modo di produrre elettricità, contribuendo in maniera notevole all’abbattimento dei costi e dei consumi, affiancando addirittura quelle macchine che, usate in campo industriale, disperdono molto calore, attuando una sorta di cogenerazione di next generation. Ancora nessuna indicazione sul costo di questa tecnologia, che comunque non dovrebbe essere proibitivo, visto che si tratta di una semplice vernice. Il potenziale insito in questa scoperta non è limitato al fatto di essere una fonte pulita di energia, ma soprattutto alle sue caratteristiche di continuità nella disponibilità della risorsa, poiché, come afferma Stuart Burchill, coordinatore esecutivo: “I benefici sono enormi e potenzialmente rivoluzionari. Basti pensare alla naturale differenza di calore tra il giorno e la notte”. (Fonte Ecogeek, Tecnoticino)

h4. Etanolo agli agrumi

_Dalle arance non più soltanto vitamina C. Un gruppo di studenti messicani ha scoperto una nuova proprietà degli agrumi mediterranei: trasformano il carburante in un liquido ambientalmente “innocuo”_

06/10/07 – Messico – La rincorsa al biofuel sta scatenando da tempo la fantasia dei ricercatori. Ha sollevato polemiche e messo in allarme il mondo dell’agricoltura, ed ora gli scienziati sono alla ricerca di un’alternativa ai cereali per la produzione di etanolo. L’ultima trovata degli studiosi, presentata al quarantaduesimo congresso annuale di chimica in Messico, prevede lo sfruttamento degli zuccheri derivanti dalla fermentazione della buccia delle arance, in poche parole una sorta di etanolo prodotto dalle caratteristiche intrinseche agli agrumi. Il merito va a un team di studenti del Dipartimento di Scienza ed Ingegneria dell’Università di Guadalajara, in particolar modo impegnati nello studio e nella ricerca delle potenzialità degli olii, che si sono imbattuti quasi casualmente nella scoperta. La scorza degli agrumi infatti, addiziona ossigeno al carburante, con il risultato che vengono neutralizzate le emissioni di monossido di carbonio dallo scarico delle autovetture. Praticamente si tratta di un’azione simile a quella di un enzima, che agisce direttamente nel carburante, modificandone la composizione e “trasformandolo” in un prodotto non inquinante direttamente nel motore. Le ricerche attorno a questa nuova scoperta sono ancora in fase di crescita, per capire se e in che modo questa proprietà della scorza d’arancia possa essere concretamente applicata a livello industriale. (Fonte Treehugger, Reforma)