• Articolo , 16 novembre 2007
  • Dal 09/11/07 al 15/11/07

  • h4. Mattoni dai rifiuti _Il Bitublock introduce un nuovo concetto di costruzione, che parte dai rifiuti e raggiunge lo scopo di rendere il settore delle costruzioni davvero sostenibile_ 15/11/07 – UK – Veri e propri mattoni da discarica, per fare del recupero uno stile di vita. Si tratta di BituBlock, l’innovativo blocco-mattone da costruzione interamente […]

h4. Mattoni dai rifiuti

_Il Bitublock introduce un nuovo concetto di costruzione, che parte dai rifiuti e raggiunge lo scopo di rendere il settore delle costruzioni davvero sostenibile_

15/11/07 – UK – Veri e propri mattoni da discarica, per fare del recupero uno stile di vita. Si tratta di BituBlock, l’innovativo blocco-mattone da costruzione interamente costituito da rifiuti, e dunque del tutto sostenibile. L’inventore è il Dott. John Forth dell’Università di Leeds, che mira all’abbandono del calcestruzzo come materiale da costruzione. BituBlock è sei volte più resistente dei normali mattoni oggi in commercio, poiché è costituito da vetro riciclato, scarti di metalli, fango, cenere proveniente dagli inceneritori, compattati in un agglomerato che si ossida all’aria, si indurisce e diventa più resistente del cemento. Ma non è tutto, perché BituBlock permette di evitare le emissioni di CO2 dovute ai processi di produzione del cemento, che toccano soglie dell’81%. Nei prossimi 3-5 anni non solo potremo trovare BituBlock in commercio, come afferma anche il Dott. Salah Zoorob dell’Università di Nottingham, ma un altro elemento farà la sua comparsa nel panorama delle costruzioni sostenibili: il Vegeblock, il mattone ricavato dagli scarti dell’olio vegetale.(Fonte Inhabitat)

h4. GaiaLux: una lampada…spaziale

_Dai pionieri dei viaggi spaziali una lampada di emergenza che unisce il recupero, la sostenibilità e l’efficienza energetica, evitando l’emissione annua di 50 tonnellate di CO2 in atmosfera_

14/11/07 – USA – Dalla NASA la soluzione ambientalmente ed economicamente sostenibile ai blackout e alle situazioni di emergenza o necessità arriva attraverso GaiaLux, la fonte luminosa composta sia da elementi riciclati sia da componenti di nuova tecnologia. Infatti il dispositivo di ricarica della lampada deriva da quelli recuperati dai telefoni cellulari inutilizzati, le batterie di cui è equipaggiata sono ovviamente ricaricabili, e la fonte luminosa è un gruppo di efficientissimi LED. In questo modo, quando c’è disponibilità di corrente, le batterie si ricaricano direttamente all’interno della lampada (consumando pochissima elettricità) che, in caso di mancanza di elettricità ed in situazioni di emergenza, avrà a disposizione niente meno che 40 ore di utilizzo continuo della fonte luminosa. I benefici sono molteplici, a partire da un sensato riutilizzo di componenti della tecnologia che in altro modo costituirebbero sicura fonte di inquinamento: GaiaLux ricicla allo scopo 125 milioni di carica batterie di cellulari gettati via ogni anno dai cittadini statunitensi, evitando 50 tonnellate all’anno in termini di emissioni di CO2 e gas a effetto serra, riducendo inoltre la dispersione in ambienti abitati di gas tossici e costituendo infine sicura fonte di risparmio economico ed energetico. (Fonte Ecogeek)

h4. Sfere di silicio

_Il perfezionamento di una tecnologia vecchia di trent’anni ed introdotta dalla Texas Instruments potrà portare all’abbattimento del 50% del costo dei moduli fotovoltaici_

13/11/07 – Kyoto, Giappone – Fotovoltaico che costa il 50% in meno di adesso? Non sembra un miraggio lontano, visto che ci hanno provato e ci sono riusciti (almeno così pare) con successo alcuni ingegneri giapponesi della Clean Venture 21 (CV21), guidati dal Presidente Mikio Murozono. Grazie alla loro nuova scoperta verrebbe utilizzato un quinto del silicio grezzo solitamente impiegato per la produzione delle celle, che in questo caso si compongono di micro-sfere, in silicio appunto, adagiate in micro-riflettori esagonali allineati a formare una sorta di cella ad alveare (le prime celle fotovoltaiche sferiche furono introdotte dalla Texas Instruments circa 30 anni fa). Ogni sfera, alloggiata nella propria sede di forma convessa a pianta esagonale e rivestita da una pellicola antiriflesso, riceve non solo la radiazione diretta ma soprattutto quella riflessa dalle pareti della sede che la circonda, rendendo possibile il suo utilizzo, e dunque il suo funzionamento e la trasformazione in energia elettrica, in condizioni anche molto lontane da quella ideale di inclinazione dei raggi solari sul modulo, aumentando in modo esponenziale l’efficienza della cella. L’esperimento, iniziato in ottobre, ha prodotto i primi moduli da 10 kilowatt che saranno messi in vendita a partire da questo mese. Howard Branz, coordinatore di un gruppo di scienziati del Centro Nazionale del Fotovoltaico al National Renewable Eenergy Laboratori di Golden, in California, sostiene che con questo nuovo modulo si ridurrebbe dalle 20 alle 30 volte il costo di produzione del modulo stesso, che normalmente è dato dalla percentuale di impiego del silicio. Le previsioni della società ci dicono che i loro moduli raggiungeranno un costo pari alla metà di quelli tradizionali entro il 2010. (Fonte TechnologyReviewEnergyChannel)

h4. Cella a combustibile microbiche

_Bastano semplici microbi per la sintesi di materiale organico biodegradabile come gli scarti alimentari, la cellulosa e la parte umida dei rifiuti per produrre idrogeno_

13/11/07 – USA – Esiste un modo del tutto naturale per ricavare l’idrogeno necessario a far funzionare i nostri veicoli o le macchine per l’industria, e si basa su un processo semplice e del tutto comune in natura. Come spiegano Bruce E. Logan, Professore di Ingegneria Ambientale alla Pennsylvania University, e Shaoan Cheng, suo collaboratore e ricercatore universitario, per produrre idrogeno nel modo più semplice in assoluto partendo dalla cellulosa è necessario prima di tutto scomporla in zuccheri, che a loro volta vengono attaccati da batteri che li convertono in etanolo. Questo processo sta alla base del metodo che i ricercatori chiamano delle celle a combustibile “microbiche” e che regola la conversione diretta in idrogeno non solo della cellulosa, ma anche di qualsiasi tipo di materiale biodegradabile. Per giungere a questa conclusione, i ricercatori hanno fatto vari esperimenti a partire dall’acido acetico, quello che si trova nell’aceto, utilizzato in un dispositivo composto da un anodo di grafite granulata e da un catodo di carbonio con catalizzatore di platino, oltre ad una membrana per lo scambio di anioni (molecole che hanno acquistato una carica elettrica negativa – elettrone). Il processo può essere così descritto: i batteri “digeriscono” l’acido acetico liberando elettroni e protoni e generando una carica pari a 0.3 volt. Allorquando vengano aggiunti 0.2 volt da una fonte esterna, ecco che viene prodotto idrogeno, che sale sbuffando dal liquido come quando bolle l’acqua nella pentola sul fornello acceso. Grazie a questo semplice processo è possibile produrre il 288% in più di idrogeno da energia elettrica. Niente male, vero? Inutile dire che questo impiego dei materiali organici biodegradabili, e tra questi è giusto contemplare la parte umida dei rifiuti e gli scarti agricoli, è assolutamente e concretamente applicabile ai motori delle automobile, con l’aggiunta di gas naturale. L’efficienze di produzione dell’idrogeno da fonte organica è compresa fra il 63 (cellulosa), 64 (glucosio) e l’82% (acido lattico e acido acetico).(Fonte ScienceDaily)

h4. Idrogeno ad “alto assorbimento”

_Dagli scienziati della Virginia una soluzione innovativa al trasporto dell’idrogeno, tramite materiali ad alta potenzialità di assorbimento del materiale_

12/11/07 – Virginia – Lo stoccaggio dell’idrogeno per il trasporto e la costituzione di “scorte” è un problema che fino ad oggi ha sperimentato diverse soluzioni, tutte più o meno efficaci, ma mai nessuna come questa. All’Università di Charlottesville, in Virginia, alcuni scienziati, coordinati dal fisico Adam Phillips hanno individuato una categoria di materiali adibiti esclusivamente allo scopo di immagazzinare l’idrogeno tramite assorbimento. La vera novità della scoperta sta nel fatto che questi materiali sono in grado di assorbire l’idrogeno fino al 14% del loro peso, contro l’8% dei materiali utilizzati fino a questo momento, ed inoltre riescono a farlo a temperatura ambiente e a pressione più bassa, al contrario di quelli convenzionali che necessitano di un trattamento a temperature e pressioni molto elevate. Con questi requisiti si apre una strada del tutto nuova alle modalità di trasporto e dello stoccaggio, introducendo processi più semplici dal punto di vista della produzione e di conseguenza meno costosi.(Fonte EnergyDaily)