• Articolo , 3 maggio 2011
  • Dal calore della terra il nuovo volto dell’Ungheria

  • Il paese possiede 8.000 pozzi abbandonati da sfruttare per il proprio fabbisogno termico e a breve anche un sistema incentivante che ne favorirà lo sviluppo

(Rinnovabili.it) – Il paese più caldo dell’Europa centrale? L’Ungheria. Con un potenziale geotermico ben oltre la media mondiale – salvo le aree vulcaniche attive – la nazione è uno dei più promettenti territori nella comunità europea. Nonostante ciò al 2007 gli impianti geotermici erano ancora pochissimi e la maggioranza di essi erano gestiti attraverso il processo, poco ecologico, di reiniezione dell’acqua. Da allora la società CEGE, di proprietà dell’Ungherese MOL e della Green Rock International of Australia, hanno avviato una serie di progetti finalizzati all’esplorazione, produzione e vendita di energia geotermica, utilizzando anche gli 8.000 pozzi abbandonati per estrarre acqua termale con una temperatura di almeno 110-120 °C. Ma a segnare il vero e proprio primato è stata una società islandese, che nel comune di Szentlőrinc, nel sud-ovest dell’Ungheria, ha messo oggi in funzione il più grande impianto geotermico a bassa entalpia del paese. Con oltre tre milioni di euro di costo e 1 MW di potenza termica, in grado di rispondere alle esigenze riscaldamento e acqua calda in circa 900 abitazioni, il nuovo impianto si è guadagnato il primato nazionale. Un primato che sarà anche difficile da battere in tempi brevi dal momento che si prevede un’ulteriore espansione della capacità per le esigenze termiche delle scuole locali e gli edifici del comune, re-iniettando l’acqua nell’impianto di riscaldamento delle serre.

Ma l’accensione di un solo impianto non basta a riscrivere il futuro energetico del paese. Ecco perché il governo ha ufficialmente annunciato l’intenzione a breve di introdurre un sistema per sovvenzionare l’acquisto di energia prodotta da fonti rinnovabili basato sulla tecnologia e la dimensione dei progetti, con sovvenzionamenti pagati per un periodo di 15 anni. Sulla decisione ha pesato non poco le previsioni di sviluppo della fonte geotermica. Stando a quanto riportato dal segretario di Stato incaricato degli affari di clima ed energia János Bencsik a margine di una conferenza il contributo, in termini di produzione elettrica e termica, della terra ungherese passerà dall’attuale 8% al 19% entro il 2020. In cifre significa che dai 4,48 petajoule circa di energia geotermica generati in Ungheria l’anno scorsosi salirà ai 22,42 petajoule entro il 2020.