• Articolo , 25 febbraio 2011
  • Dal mare fino a 90mila TWh di energia elettrica l’anno

  • Ricoprono ¾ della superficie terrestre e nascondono il potenziale per sfamare energeticamente 3 pianeti. Dalla 5° edizione del salone della nautica e del Mare di Roma, l’ing. Adriano Piglia spiega come e perché le acque marine possono cambiare il nostro modo di produrre energia

(Rinnovabili.it) – _“Energia dal Mare: solo un sogno?”_ La risposta arriva dall’indagine del “Centro Studi Safe”:http://www.safeonline.it/home/ incentrata sulle potenzialità delle acque mondiali in termini di produzione energetica. La cornice di riferimento è quella del ‘pensiero asimmetrico’ che vuole risorse e centri di generazione dislocati dai punti di consumo, unitamente all’esigenza di assicurare il trasferimento tecnologico dai Paesi ricchi a quelli in via di sviluppo e la messa in campo di soluzioni condivise nei confronti di problemi globali. La ricerca, che prende il titolo dalla stessa domanda sopra menzionata, è stata presentata in anteprima dall’ing. Adriano Piglia, Direttore del Centro, in occasione il *Sea Heritage Day,* la giornata del premio internazionale dedicato alla valorizzazione del patrimonio marittimo, ambientale ed energetico dell’area mediterranea.
Ed è proprio l’ing. Piglia ad aver fornito un esauriente quadro delle possibilità e dei limiti esistenti per una risorsa che ricopre ¾ del Pianeta. “E’ stato calcolato che dal mare si potrebbero produrre qualcosa come *90.000 TWh di energia elettrica all’anno* a fronte di consumi annuali mondiali che per il 2030 sono previsti pari a 300 TWh all’anno”.
In altre parole le acque mondiali potrebbero fornire tra vent’anni un quantitativo 3 volte superiore a quello di effettivamente necessario ai suoi abitanti.

Dalla teoria alla pratica, però, la strada è lunga e non priva di ostacoli, primo fra tutti la *scarsa densità di energia* e quindi i costi molto elevati. Se la tecnologia è l’ingrediente chiave per sfruttare a pieno le grandi potenzialità di questa risorsa naturale, il sostegno al progresso e una condivisione del know-how diventano l’irrinunciabile collante. Come ha spiegato lo stesso Piglia, sono già state avviate alcune applicazioni – come nel caso dello sfruttamento delle maree – mentre altre sono ancora solo a livello sperimentale, vedi i gradienti termici e salini che stentano ad uscire dalla fase laboratoriale.
E l’Italia? Anche il Bel Paese nel Mediterraneo cela risorse da indagare; gli esperimenti condotti fino ad oggi si concentrano soprattutto sulle alghe la cui rapidissima fotosintesi permette loro “di fare quello che una pianta sulla terra ferma fa 20 volte meno velocemente”. “Sappiamo che le fonti fossili sono in esaurimento, o prima o poi, e che non c’è grande consenso per l’utilizzo della fonte nucleare, – conclude il direttore. – a questo punto non possiamo fare altro che rivolgerci a Madre Natura ed utilizzare responsabilmente tutto quello che abbiamo a disposizione nei modi migliori possibili ai costi più bassi possibili”.