• Articolo , 21 luglio 2010
  • Dal Moplan alla bioplastica, Rinnovabili.it a UnoMattina

  • Intervento del direttore Mauro Spagnolo nello spazio Anni di Plastica della trasmissione di RaiUno

Non è visibile a occhio nudo ma sta diventando una vera e propria emergenza ambientale. L’inquinamento da plastica abbandonata non si ferma solo sulla terra ma viaggia ora anche sulle acque degli oceani, creando delle vere e proprie isole come quelle che sono state notate nell’Oceano Artico. _UnoMattina,_ il programma quotidiano di RaiUno, ha voluto aprire una finestra, durante la puntata di oggi mercoledì 21 luglio, per capire quali effetti devastanti sta producendo sul nostro ambiente e sugli ecosistemi marini l’abbandono della plastica e il suo non corretto smaltimento. Ospiti dello spazio _Anni di Plastica,_ il direttore di *Rinnovabili.it Mauro Spagnolo*, insieme al regista Vanni Gandolfo e a Gianluca Bertazzoli, del Consorzio raccolta, riciclaggio, recupero plastica.

Un viaggio che ha ripercorso le tappe di sviluppo di questo materiale, fin dalla sua invenzione ad opera di Giulio Natta, l’ingegnere chimico italiano che vinse con il Moplan (la prima plastica al mondo), il nobel per la chimica nel 1963. Un’invenzione che rivoluzionò il mondo, come ha spiegato nel suo documentario _Anni di Plastica_ Vanni Gandolfo, ma che oggi pone delle questioni importantissime sul suo riciclo e sulla ricerca di nuovi materiali maggiormente eco-compatibili. Mauro Spagnolo, direttore di Rinnovabili.it, ha sottolineato come la questione più significativa sia quella di un non corretto smaltimento di questi materiali e della loro azione devastante sull’ambiente che, in alcuni casi, non riuscirà mai a liberarsi in tempi rapidi di questi rifiuti. Rispondendo alla mail di un ascoltatore che giudicava abbastanza utile l’azione delle correnti marine per la raccolta dei rifiuti di plastica, il direttore Spagnolo ha voluto ricordare come uno degli aspetti più drammatici per gli ecosistemi marini sia la degradazione in acqua proprio della plastica. Un processo che spesso porta le micro particelle polimeriche a prendere il posto del plancton, stravolgendo così l’intera la catena alimentare marina. Un effetto devastante se si considera che un solo sacchetto di plastica può impiegare anche 200 anni prima di essere completamente smaltito.

Molto si può fare sul fronte del riciclo, come ha sottolineato Gianluca Bertazzoli, del Consorzio raccolta, riciclaggio, recupero plastica. “Con 27 bottiglie di acqua minerale correttamente riciclate – ha ricordato Bertazzoli – riusciamo ad ottenere una coperta di pile”. L’impegno a favore della tutela dell’ambiente però ha da qualche anno portato i ricercatori a compiere dei notevoli passi in avanti nella ricerca di nuovi materiali che potrebbero sostituire in futuro quelli inquinanti. Mauro Spagnolo ha infatti sottolineato come, ad oggi, sono allo studio principalmente due prodotti originariamente destinati all’alimentazione, il mais e la barbabietola da zucchero, per produrre quella che è conosciuta come “biopalstica”. Biopolimeri che avranno le stesse funzioni e identiche capacità rispetto alla plastica tradizionale, ma che non avranno lo stesso impatto sulla natura.
Nel suo intervento Mauro Spagnolo ha poi voluto ricordare come anche il mondo della politica abbia già a disposizione strumenti normativi importanti da questo punto di vista. “La politica italiana è pronta – ha detto – ma inspiegabilmente è frenata. Con la legge finanziaria 2007 anche il nostro Paese ha recepito la direttiva comunitaria sulla messa al bando dei sacchetti di plastica. Ma il decreto mille proroghe – ha aggiunto il direttore di Rinnovabili.it – ha fatto slittare al 1° gennaio 2011 lo stop definitivo alle buste non biodegradabili” .