• Articolo , 24 giugno 2010
  • Dall’Irsa-Cnr un innovativo processo per ridurre gli scarichi industriali

  • I ricercatori dell’Istituto di ricerca sulle acque del Cnr hanno messo a punto un nuovo sistema in grado di ridurre costi e volumetrie degli impianti per gli scarichi industriali e capace di abbattere di un terzo la loro tossicità per l’uomo

(Rinnovabili.it) – Abbattere l’impatto ambientale e i costi del trattamento delle acque reflue di vari impianti, tra cui quelli dell’industria conciaria, olearia e del petrolio. E’ stato questo l’obiettivo che si sono posti i ricercatori dell’Irsa-Crn per la realizzazione di un sistema innovativo che ha ricevuto il prestigioso riconoscimento di _Best Life Environment Projects_ dalla Commissione Europea. I ricercatori dell’Istituto di ricerca sulle acque del Cnr hanno sviluppato un nuovo processo che, rispetto alle tecnologie convenzionali, riduce le volumetrie dell’impianto, i costi operativi ma soprattutto la tossicità degli scarichi industriali sull’uomo fino a un terzo ed il volume di fango fino a 20 volte.
Un passo in avanti significativo che è stato reso possibile dall’utilizzo del _SBBGR – Sequencing Batch Biofilter Granular Reactor -_ potenziato ad ozono – un nuovo processo sviluppato dall’istituto barese in grado di depurare gli scarichi industriali contenenti anche composti scarsamente biodegradabili con la minima produzione di residui e abbattendo i costi. “Numerose attività economicamente rilevanti come l’industria conciaria, tessile o del petrolio – ha spiegato Claudio Di Iaconi, responsabile della ricerca – producono rifiuti liquidi poco biodegradabili, il cui trattamento e smaltimento risulta problematico per la difficoltà di raggiungere, con costi ragionevoli, i limiti di qualità allo scarico imposti dalle normative vigenti”.
Il processo sviluppato dall’Irsa-Cnr è basato sull’integrazione della degradazione biologica con un trattamento ossidativo ad ozono, usato al solo fine di rendere biodegradabili i composti recalcitranti. “Il sistema biologico si basa su un biofiltro – ha sottolineato Di Iaconi – nel quale la biomassa, confinata in un mezzo di riempimento plastico, cresce sotto forma di granuli ad elevata densità, raggiungendo concentrazioni di circa un ordine di grandezza superiore ai valori che normalmente si ottengono negli impianti convenzionali”.