• Articolo , 10 settembre 2009
  • Dall’agricoltura arriva il carburante per l’energia

  • A Correggio, in Emilia Romagna, una rete di piccoli impianti a biogas alimenterà grandi utenze pubbliche e private Un Comune che guarda in avanti e scommette sulle bioenergie e in particolare sull’ambiente e le agro energie. Siamo nella pianura reggiana, a Correggio, dove la realtà agricola rappresenta una ricchezza per il territorio da valorizzare ulteriormente. […]

A Correggio, in Emilia Romagna, una rete di piccoli impianti a biogas alimenterà grandi utenze pubbliche e private
Un Comune che guarda in avanti e scommette sulle bioenergie e in particolare sull’ambiente e le agro energie. Siamo nella pianura reggiana, a Correggio, dove la realtà agricola rappresenta una ricchezza per il territorio da valorizzare ulteriormente. L’idea degli amministratori, presa dalle aree dell’arco alpino e dai nostri vicini austriaci e tedeschi, ma ancora una novità per queste latitudini, è quella di creare un vero e proprio distretto energetico intorno al paese con una serie di centrali di quartiere di piccola potenza in grado di produrre energia elettrica. «Questa energia per ora verrà immessa nella rete Enel – afferma Davide Vezzani direttore di En.cor srl, la società costituita dal Comune di Correggio per operare nel campo delle fonti rinnovabili e della innovazione tecnologica, – ma in futuro, superate alcune difficoltà operative ancora presenti, speriamo di poterla distribuire direttamente ai cittadini. L’energia sarà prodotta in impianti di cogenerazione, quindi il calore prodotto sarà veicolato nella rete di teleriscaldamento che realizzeremo e che servirà soprattutto grandi utenze pubbliche, ma via via anche private. Su due di queste centrali prevediamo l’installazione di impianti ad assorbimento al bromuro di litio che, sfruttando il calore dell’acqua calda, producono aria refrigerata per il condizionamento in estate. Nelle mezze stagioni questo calore sarà invece usato per essiccare la biomassa umida per i gassificatori».

Le aziende mantengono la loro integrità
Un programma energetico comunale molto ambizioso che riguarda l’abitato ma che per essere realizzato chiede anche l’apporto delle risorse del mondo agricolo. In quest’ottica, un gruppo di agricoltori locali ha dato vita, nell’aprile del 2007, alla Cooperativa agroenergetica territoriale Cat, spinti anche dal crollo delle opportunità di reddito determinato dalla riforma dell’ocm zucchero che ha ridotto del 75% la coltura della barbabietola.

Un nuovo impianto
«Ventisei aziende agricole, 4 cantine sociali (3.000 viticoltori che producono oltre 1 milione di quintali di uva) e Banca Reggiana (Banca di Credito cooperativo) hanno messo insieme le loro forze per costruire un impianto per la digestione anaerobica di liquami, raspi, vinaccia, foglie e colletti di barbabietola da zucchero (partecipando al progetto di recupero dei sottoprodotti iniziato lo scorso anno dallo zuccherificio EridaniaSadam di S.Quirico) e colture dedicate, della potenza nominale di 998 kW, per il quale il 2 giugno sono stati avviati i lavori di costruzione con il simbolico “rito della vanga”» ha detto il presidente di Cat Gabriele Santi. «Il nostro progetto – ha sottolineato Santi – prevede l’impiego di sottoprodotti agricoli, quindi le aziende continuano a svolgere le loro attività, anche se fanno parte della cooperativa, mantengono la loro integrità e non sconvolgono la rotazione aziendale perdendo quindi anche la tipicità del territorio». Senza dimenticare l’importanza dell’integrazione al reddito derivante dall’attività bioenergetica.

Una filiera locale
«L’agricoltura ha il “carburante”: può fornire materie prime, sottoprodotti delle lavorazioni agroindustriali e residui legnosi.» – secondo Massimo Zaghi, responsabile tecnico di Cat, che ha aggiunto – «I soci, che mettono a disposizione della cooperativa 1.243 ettari, non hanno nessun vincolo patrimoniale dall’adesione alla cooperativa, ma hanno solo l’impegno a garantire la fornitura delle biomasse agli impianti almeno per la durata dell’incentivo, creando una filiera efficiente. È fondamentale infatti che la materia prima venga reperita localmente. Le normative attualmente in discussione prevedono una filiera corta entro i 70 km: si tratta di un valore assurdo – sottolinea Zaghi – troppo elevato per un prodotto a così basso valore come gli scarti, secondo noi questo valore non dovrebbe superare i 15 km per mantenere l’economicità e infatti i nostri soci in realtà rientrano in un raggio di 9,9 km. Grazie all’appoggio dell’amministrazione comunale il calore prodotto nell’impianto non sarà dissipato. In Austria il 66% dei centri di produzione del calore sono gestiti dagli agricoltori che vendono calore». Tutto questo avviene in una regione come l’Emilia-Romagna che sul tema delle bioenergie si sta impegnando da anni e che ha reso più semplici le procedure autorizzative per i piccoli impianti da biogas da 250 Kw a 1 Mw, per i quali è sufficiente presentare domanda allo sportello unico per le attività produttive, e attribuendo al digestato il carattere di fertilizzante agricolo.

Il progetto legno service
«Queste due importanti norme regionali dovrebbero essere applicate anche nel resto d’Italia» rimarca Zaghi che aggiunge alcune regole fondamentali indispensabili per farsi finanziare un progetto: «In primo luogo nessun vincolo patrimoniale dei soci, poi una pianificazione colturale per la produzione della biomassa per il 75% del fabbisogno e un conferimento vincolato all’impianto di produzione energetica, garantito con fideiussione, nel nostro caso 288 ha; contratti di manutenzione, assistenza tecnica e biologica con garanzia di rendimento; piano dei conti e analisi della sostenibilità finanziaria; canalizzazione su conto vincolato della tariffa omnicomprensiva. Infine le autorizzazioni necessarie all’impianto sono state tre:

– soluzione tecnica minima generale dell’Enel per allaccio rete elettrica;

– Iafr richiesto al gestore servizio elettrico;

– concessione edilizia presso lo Sportello unico attività produttive del comune (Arpa, Asl, VV.FF)».

La cooperativa Cat ha poi avviato il progetto “Legno service” per il recupero delle potature di vite e di frutti che saranno bruciati negli impianti della società En.cor. «Modificando le macchine per la raccolta di foraggere – conclude Zaghi – raccogliamo in balloni i residui di potatura che saranno poi cippati e bruciati. In due anni il progetto “Legno service” ha impegnato 3 soci nella raccolta su circa 1.750 ha di potature raccolte; presso il deposito di En.cor sono stati stoccati 5.597 balloni, equivalenti a 2.440 t di legno recuperato. Non dimentichiamo poi la grande quantità di Co2 recuperata grazie anche al fatto che i residui di potatura di vite e frutta non possono essere bruciati».