• Articolo , 19 marzo 2009
  • Dalle rinnovabili all’acqua, la ricetta Onu per un’eco-ripresa

  • L’Unep pubblica oggi un Policy Brief, con l’obiettivo di rilanciare l’economia globale investendo in cinque settori chiave

Investire l’1% del PIL mondiale, ovvero circa 750 miliardi di dollari, in cinque settori chiave potrebbe essere la strategia ottimale per un nuovo “Global Green Deal”. A definire tali aree è il Policy Brief redatto dall’Unep, il programma ambientale delle Nazioni Unite in vista del G20 di Londra e integrante commenti e punti di vista di Organizzazioni della società civile e intergovernamentali.
Il “documento”:http://www.unep.org/pdf/A_Global_Green_New_Deal_Policy_Brief.pdf inquadra i molteplici benefici economici, ambientali e sociali derivanti dallo stimolo di una serie di settori quali: l’incremento dell’efficienza energetica edilizia, lo sviluppo delle energie rinnovabili e della mobilità sostenibile, la tutela delle infrastrutture biologiche del Pianeta – patrimonio idrico, forestale e marino -, il sostegno ad un’agricoltura sostenibile includendo la produzione biologica. Un messaggio quello che traspare dalle pagine della relazione non nuovo ma che ritorna ora supportato dalle analisi degli economisti Onu a sottolineare ancora una volta che ripresa economica e svolta ambientale possono essere sinonimi. Il ‘Global Green New Deal’ invita inoltre ad una serie di misure specifiche destinate ai Paesi più poveri in linea con gli obiettivi di sviluppo del Millennio (OSM) che includono: l’espansione di sistemi di microcredito per l’energia pulita; un accordo su un nuovo patto climatico; la riforma dei sussidi dai combustibili fossili alla pesca. Achim Steiner, Sotto-Segretario generale delle Nazioni Unite e Direttore esecutivo dell’UNEP, ha dichiarato: “La riunione del G20 deve essere una pietra miliare in termini di focalizzazione degli investimenti che riguardino la crisi di oggi e di quelle emergenti dai cambiamenti climatici, dalla scarsità risorse naturali e dalla mancanza di un lavoro decoroso per quasi due miliardi di disoccupati o sottoccupati”. “Prendiamo il caso dei consumi energetici negli edifici. Si potrebbero già tagliare dell’80% in modo economicamente efficace, utilizzando le tecnologie esistenti. Ulteriori investimenti in questo settore non solo stimolerebbero la ripresa del settore edilizio, ma potrebbero generare decine di milioni di posti di lavoro”. Una svolta che potrà avvenire solo a patto che politici ed amministratori decidano di puntare sulla bioedilizia, la formazione professionale, le nuove tecnologie ed i materiali innovativi.Nairobi