• Articolo , 29 gennaio 2009
  • Davos: l’Opec minaccia altri tagli di produzione del petrolio

  • Dal meeting di Davos, l’Opec denuncia l’attuale quotazione del petrolio e annuncia nuovi tagli destinati, a loro a avviso, a tener su la quotazione che, per essere di loro soddisfazione, dovrebbe superare quota 50 dollari al barile

La situazione permane stabile verso il ribasso. Si tratta della quotazione del petrolio che ultimamente si è stabilizzata intorno ai 40 dollari al barile, ma su un crinale pericoloso e che da un momento all’altro potrebbe precipitare ben sotto quota 40. E ovviamente tutto ciò non può far piacere all’Opec, per cui sono pochi anche 50 dollari al barile. Abadalla Salem El BadriAd, segretario generale dell’Opec, ha colto l’occasione del meeting sull’energia del “World Economic Forum” a Davos: “Quando ci riuniremo a marzo avremo ancora qualcosa da mettere fuori dal mercato – ha dichiarato riferendosi a futuri ulteriori tagli di produzione – Non sarei felice anche se il petrolio fosse a 50 dollari il barile, perché così non possiamo investire. Se non investiamo ora, avremo problemi tra 2-3 anni quando l’economia tornerà a crescere e allora non riusciremo a soddisfare la domanda”.
“Per garantire gli investimenti – è stata la dichiarazione di Tony Hayward, a.d BP, “il prezzo appropriato è tra 60 e 80 dollari al barile”.
El Badri ha voluto sottolineare l’esigenza degli investimenti, anche per rispondere alla maggiore produzione e che dovrebbero servire allo sviluppo del Paese, soprattutto in vista di quei segnali di ripresa che a suo avviso “potrebbero esserci già a fine anno”.
L’appello di Pierre Gadonneix, presidente della francese Edf, fa ugualemente riferimento agli investimenti. “Due anni fa, sempre a Davos, il tema era diverso. Parlavamo dell’esigenza di maggiore produzione e dei cambiamenti sia nel global warming sia in termini di maggiore domanda – ricorda Gadonneix, dichiarando – Bisogna investire nel petrolio, nel gas, nel nucleare, nelle fonti rinnovabili. Non è presto, non è tardi: dobbiamo investire ora. Perché non sappiamo se sarà tra mesi o tra anni, ma il mercato e la domanda ripartirà di nuovo”.
“Edf è pronta a dare maggiore apporto nelle fonti rinnovabili e nel nucleare da noi e in altri Paesi – ha poi aggiunto – i mercati hanno bisogno di segnali dai governi che hanno un ruolo importante da giocare soprattutto nel lungo termine, riuscendo a dare dei messaggi che possano riequilibrare i prezzi”. Parlando degli approvvigionamenti, Gaddoneix ha affermato che ciò di cui l’Europa ha più bisogno è diversificare le fonti. E a suo avviso, in questo senso il nucleare è una soluzione. “Quello che dobbiamo ottenere – ha detto – è l’approvazione dell’opinione pubblica”.
Per quanto riguarda il problema del gas, il presidente dell’Azerbaijan, Ilham Aliyev afferma come la produzione attuale “sia sufficiente per stabilizzare i prezzi. Ma questo dipende anche da altri fattori, come la domanda – Aliyev ha poi aggiunto – é un problema che non riguarda solo i consumatori, ma tocca anche di più i produttori”. E il progetto Nabucco, un gasdotto che parte proprio dall’Azerbaijan potrebbe essere alternativo alle odierne “vie” di approvvigionamento con tutti i problemi che si sono creati con la crisi Russo-Ucraina. “Anche se ci sono molti problemi, da quelli politici a quelli degli impegni finanziari – ha concluso Alivev – bisogna agire più coraggiosamente e fare maggiori sforzi”.
Infine il segretario generale dell’Opec lamenta ancora le eccessive imposte sui carburanti e fa suo un appello ai governi per il taglio della pressione fiscale sui derivati petroliferi. El Badri ha annunciato poi altri tagli alla produzione per tenere su le quotazioni del barile di petrolio e garantire ai paesi memenbri dell’Opec nuovi investimenti produttivi.
“Le tasse colpiscono duramente i nostri prodotti – ha ribadito El Badri – Il 60% del costo del carburante che mettete nella vostra auto va direttamente nelle tasche dei vostri governanti”.