• Articolo , 11 novembre 2010
  • Detrazione 55% addio, il maxiemendamento mette la parola fine

  • Il maxi emendamento alla manovra finanziaria non rinnova i fondi per la misura fiscale dedicata agli interventi di efficientamento in edilizia ritenendo che la detrazione possa essere troppo costosa per le casse pubbliche

Non sono bastate le campagne di sensibilizzazione e gli appelli che hanno occupato i media di settore e non in questi mesi, né le assicurazioni ultime arrivate da più organi del governo, per la detrazione irpef del 55% sulle spese per l’efficientamento energetico degli edifici non ci sarà nessuna proroga. Un colpo di scena del tutto imprevisto annunciato ieri dal vice ministro all’Economia, Giuseppe Vegas, al termine dell’incontro della maggioranza sul maxiemendemento alla legge di stabilità. Depositato in serata in Commissione bilancio, il ‘pacchetto sviluppo’ che entrerà nella Finanziaria è stato ridotto in maniera importante dalla prima ipotesi avanzata, passando dai 7 miliardi inizialmente preventivati ai 5-5,5 miliardi. E in questa ristrettezza delle coperture individuate il rifinanziamento della misura fiscale a favore degli eco-interventi edilizi appare definitivamente tra le grandi escluse. Tutto dunque si concluderà a fine anno, lasciando ai contribuenti solo il 36% sulle ristrutturazioni edilizie, prorogato già in precedenza al 2012.
Una decisione inaspettata soprattutto dopo gli ultimi interventi del Sottosegretario allo Sviluppo Saglia e la conferma del Ministro dell’Ambiente Prestigiacomo dell’impegno ad ottenere la proroga oltre il 2010, e subito bocciata a gran voce dal Presidente nazionale dei Verdi per la Costituente ecologista Angelo Bonelli come “un colpo mortale alla modernizzazione del Paese”. Per il leader dei Verdi la cancellazione a tutti gli effetti del 55% è non solo un duro colpo sull’indotto legato alla green economy ma anche un passo indietro rispetto all’Europa che sta puntando tutto sull’efficienza e il risparmio energetico. “Così il governo mette ko un settore che era immune da crisi e che negli anni ha contribuito a creare migliaia e migliaia di posti di lavoro – conclude Bonelli – E’ una vera e propria vergogna ed è la conferma che prima va a casa questo governo meglio è. Per il bene del paese”.
Il sostegno era arrivato anche da Futuro e Libertà che, attraverso le parole di Benedetto Della Vedova, vicecapogruppo vicario di Fli a Radio Radicale aveva spiegato ieri come la misura in questione incentivasse “un pezzo di economia importante in modo virtuoso, con risultati straordinari in termini di risparmio energetico, che provoca l’emersione dal nero in un settore che, come l’edilizia, notoriamente vi fa ricorso anche nel nord Italia”.
Nei giorni passati la preoccupazione del comparto industriale e delle associazioni di settore non aveva mancato di farsi sentire. A spazientire era soprattutto l’incertezza che accompagnava l’avvicinarsi del 31 dicembre, termine ultimo per le detrazioni. Confindustria F.IN.CO, la Federazione delle Industrie delle Costruzioni aveva avvertito: “Il mondo industriale non comprenderebbe una mancata conferma o una rimodulazione al ribasso del bonus.”
A conti fatti la misura ha finora portato vantaggi economici e sociali innegabili. Due studi, uno commissionato dall’ENEA al Cresme ed uno effettuato dalla sola Agenzia attraverso un’analisi costi-benefici hanno dimostrato nero su bianco l’effetto positivo di cui l’intero Sistema Paese ha potuto beneficiare dal 2007 a oggi. A fronte di un ammontare totale dell’investimento di 11,1 miliardi di euro e quindi di 6,1 miliardi di mancato gettito fiscale per le casse dell’Erario, ben 3,1 sono stati miliardi di risparmio cumulato sulla bolletta energetica e 3,2 quelli di gettito fiscale aggiuntivo derivante dall’emersione del sommerso. “Solo questi ultimi due dati – scriveva la stessa Confindustria F.IN.CO in una nota stampa – basterebbero a bilanciare il costo sostenuto dallo Stato in termini di minori imposte in entrata (6.350 in; 6.110 out); se però a ciò si aggiunge l’incremento del valore del patrimonio immobiliare nazionale di oltre 4.000 milioni di euro, per effetto delle migliorie apportate e dei conseguenti maggiori importi incassati dall’Erario per l’aumentato reddito, il vantaggio economico risulta ancor più significativo. ( 10.660 in; 6.110 out)”.