• Articolo , 23 dicembre 2008
  • Detrazione 55% per incentivi all’eco-edilizia

  • L’abolizione del 55% dell’incentivo fiscale per gli interventi di edilizia eco-compatibile e integrata con energia da fonti rinnovabili, è stata modificata, poi corretta, ma accolta con un coro di proteste da addetti ai lavori, consumatori e ambientalisti

In base al disegno di legge uscito dalla Commissione Ambiente della Camera sarebbe stato più difficile usufruire della detrazione del 55% per le spese sostenute nel 2008, 2009 e 2010. La manovra collegata alla Finanziaria, cosiddetta “anticrisi” (d.l. n° 185/2008) prevedeva che per le spese sostenute nei tre periodi d’imposta 2008, 2009 e 2010, si dovesse inviare richiesta all’agenzia delle Entrate che l’avrebbe accolta solo se ancora disponibili i fondi stanziati.
Ma il provvedimento – ha in seguito replicato il ministro dell’Economia Tremonti – sarà modificato dal Parlamento in fase di conversione in legge: in quell’occasione sarà stabilito che le nuove regole (che attualmente sono comunque in vigore) non si applicheranno per il 2008 (e dunque chi ha già fatto i lavori potrà recuperare il 55% senza fare alcuna domanda alle Entrate) e che anche per gli anni successivi sarà cancellato il silenzio-rifiuto del Fisco”. Probabile, almeno così si dice, anche un’altra modifica: lo sconto del 55% per le ristrutturazioni edilizie andrebbe al 40-45%. Così verrebbe ampliato il numero dei beneficiari.
Per gli altri strumenti (pannelli solari, impianti di riscaldamento, strutture opache verticali pareti e cappotti isolanti e orizzontali pavimenti e coperture, finestre) e per la riqualificazione energetica degli edifici, gli stanziamenti per la proroga al 2010 sono di 82,7 milioni di euro per le detrazioni del 2008, 185,9 milioni per quelle del 2009 e 314,8 milioni di euro per il 2010.
Secondo il decreto legge 185/2008 le istanze saranno recepite dalle Entrate in base alla disponibilità dei fondi e in ordine cronologico di invio. L’agenzia stessa comunicherà entro 30 giorni dalla ricezione dell’istanza, l’esito. L’assenso non è concesso se, dopo 30 giorni dall’invio dell’istanza, non è ricevuta specifica comunicazione positiva.
L’esaurimento degli stanziamenti sarà reso noto su internet, al sito delle Entrate.
Le spese sostenute nel 2008, dovranno essere comunicate in un’istanza tra il 15 gennaio 2009 e il 27 febbraio 2009. Per quelle del 2009 e del 2010, l’istanza andrà inviata tra il 1 giugno al 31 dicembre di ciascun anno.
Ovviamente l’articolo 29 della manovra anticrisi rende tutto più difficile. E così usufruire della detrazione del 55% per gli interventi relativi al risparmio energetico sostenuti negli anni 2008, 2009 e 2010 sarà sempre più problematico, se non impossibile. Una protesta che ha coinvolto non solo consumatori, ambientalisti addetti ai lavori, ma anche le associazioni consumatori del Consiglio nazionale consumatori e utenti insieme a Wwf Italia, Fiper, Aper, Assolterm, Greenpeace, Gifi, Assosolare, Federpern, Ises Italia, Legambiente, Anev, Itabia.
Le domande, nei due anni in cui è stata vigente la normativa di detrazione fiscale del 55%, sono state ben 230.000, per un investimento di oltre tre miliardi di euro. Un comunicato congiunto di Cna, Adiconsum e Ises Italia rende noto che: “Questi interventi hanno permesso un risparmio di 500mila MWh di energia e oltre 200mila tonnellate di CO2 non emessa. Ipotizzando un trend analogo per i prossimi due anni, lo Stato incasserebbe circa 2,1 miliardi di euro tra imposizione fiscale diretta e indiretta, a fronte di un esborso di 1,9 miliardi di euro – continuano le associazioni – e fare un passo indietro in questo settore significa aggravare la situazione italiana in un momenti di grave crisi economica ed ostacolare gli investimenti delle famiglie che potrebbero apportare grossi benefici alla competitività e allo sviluppo del settore”.
E insistono che la variazione indicata dal ministro Tremonti: “riguarda solo la retroattività, che non basta a ripristinare gli effetti positivi del meccanismo di incentivazione, poiché la fissazione di tetti massimi di spesa assolutamente inadeguati e l’introduzione di procedure inutilmente onerose e complesse, creeranno grosse difficoltà alla realizzazione degli investimenti, e manderebbero in crisi un settore di oltre 50 mila imprese e 200 mila addetti – e concludono dicendo che bisogna – sopprimere quanto previsto”.