• Articolo , 12 novembre 2008
  • Diossina: braccio di ferro fra Puglia e Governo

  • La regione approva, per prima a livello nazionale,una riduzione dei limiti sulle emissioni di diossina rispetto alla normativa nazionale. Inevitabile lo scontro con il Ministro per l’Ambiente convinto che qualora la norma venisse approvata in via definitiva porterebbe alla chiusura dei grandi centri industriali regionali

La giunta regionale pugliese, in data 11 novembre 2008, ha approvato uno disegno di legge che prevede un’ulteriore riduzione relativamente alle emissioni di diossina rispetto alle disposizioni previste da D.Lgs.152/2006, scatenando la reazione del Ministero dell’Ambiente preoccupato per la ricaduta sociale che potrebbe avere una simile disposizione. Il disegno di legge, approvato su proposta dell’assessorato all’Ecologia, con la collaborazione dell’Agenzia Regionale Protezione Ambiente, dovrà passare in Commissione per poi giungere in Consiglio. La regione Puglia si propone così di essere la prima in Italia ad adottare i criteri contenuti nel ‘Protocollo di Aarhus’ (approvato dal consiglio dell’Ue nel 2004 e recepito da 16 paesi dell’Unione ma non dall’Italia) abbassando i limiti previsti dalla legge nazionale pari a 10 ng a metro cubo, a 2.5 ng a metro cubo di policlorodibenzodiossina e policlorodibenzofurani dal prossimo mese di aprile fino ad arrivare a 0.4 dal 31 dicembre del 2010 per gli impianti in esercizio. Valori di fatto restringenti se si considera che in Puglia sono in esercizio numerosi impianti industriali alla cui attività è connessa l’emissione di importanti quantitativi di sostanze nocive; tra questi c’è sicuramente l’Ilva di Taranto che contribuisce in maniera significativa alle emissioni nazionali di furani, diossine ed altre sostanze, e che, in riferimento al D.Lgs. 152/2006, risulta comunque in regola (a febbraio del 2008 l’Ilva emetteva dai 4,4 agli 8,1 nanogrammi). L’Arpa della Puglia diretta dal Prof.Giorgio Assennato avrà il compito di controllare i limiti di emissione: se non saranno rispettati, il gestore avrà 60 giorni di tempo per adeguarsi; in caso contrario la Regione potrà decidere di sospendere l’attività dell’impianto. Il Presidente Vendola si dice pronto a difendere il provvedimento adottato, e soprattutto chiede al governo collaborazione, stringendo un ‘patto’ per il futuro ambientale della città di Taranto, invitando il Ministro all’Ambiente Stefania Prestigiacomo, a partecipare a dicembre, proprio a Taranto, agli Stati generali dell’Arpa. Tuttavia, sebbene l’iniziativa trovi il parere favorevole di Legambiente e della popolazione, il Ministro si dichiara “esterrefatta” dall’iniziativa della giunta pugliese sostenendo che “Il disegno di legge proposto da Vendola sull’Ilva di Taranto, se approvato dal Consiglio regionale implicherebbe la chiusura dello stabilimento entro 4 mesi: un dato – aggiunge – che il presidente della Regione Puglia ben conosce e che rischia di innescare un problema sociale di enorme portata per Taranto e per la Puglia”. “I limiti di emissione per diossine e furani (0,4 ng a metro cubo) – aggiunge anche il ministro – sono previsti dal Protocollo di Aarhus oggetto della Decisione del Consiglio dell’Unione Europea 2004/259/CE del 19 febbraio 2004. Nell’annesso VI del Protocollo si prevede che i termini per l’applicazione dei valori limite per le fonti fisse sono fissati in 8 anni dall’entrata in vigore della Decisione, cioè nel 2012”. Alle critiche la Regione Puglia risponde tramite l’Assessore all’Ambiente, Michele Losappio: “c’è uno ‘zelo confindustriale’ – afferma – nella risposta che il ministro ha dato al presidente Vendola”. Il ministro “risponde subito, come se fosse il proprietario dell’Ilva, negando la praticabilità dei tempi e delle modalità indicate dalla Regione, senza peraltro fornire le motivazioni”.